Visualizzazione post con etichetta strumenti per il traduttore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta strumenti per il traduttore. Mostra tutti i post

26 marzo 2013

Curriculum vitae: errori ed orrori




Mi capita spesso di ricevere curriculum da parte di colleghi o studenti che si propongono come collaboratori.

Generalmente cerco di rispondere a tutti, cortesemente e in tempi brevi, anche se con una frase negativa, nel caso in cui non sia in grado di offrire una collaborazione, memore di quando mi trovavo io dall'altra parte della barricata.

Spesso però questi CV sono o contengono errori ed orrori che farebbero scappare a gambe levate anche il più navigato dei selezionatori di personale.
Ormai si trova moltissimo sul web su come scrivere un CV, una presentazione, eppure a volte gli orrori derivano esclusivamente dalla mancanza di buon senso.

Ecco un paio di consigli, non per scrivere un CV vincente (se sapessi questi consigli probabilmente sarei top manager di qualche multinazionale multimiliardaria), ma per scrivere un CV che venga almeno letto fino in fondo e non cestinato appena aperto.

- Grammatica e ortografia: lo ripetono tutti i siti che danno consigli di questo genere. Inoltre dovrebbe essere una cosa naturale che un diplomato/laureato sia in grado di scrivere un CV corretto dal punto di vista formale e grammaticale. Eppure spesso, molto spesso, gli errori di ortografia, di spelling, di grammatica spuntano come funghi.
La prima impressione che chi legge ha è di una persona poco attenta e svogliata (non ha nemmeno riletto quello che ha scritto), più che di persona ignorante (beh, dipende dagli errori...).

Chi darebbe lavoro a una persona che non ha la voglia/la pazienza di rileggere una paginetta scritta in word?

- Lunghezza: OK, la lunghezza dipende dalle esperienze lavorative e dal percorso di ciascuno, però trovarsi davanti un mini romanzo sulla vita di qualcun altro non invoglia alla lettura.
Certo, se si usa il formato europeo (richiesto da tanti), anche il mio CV diventa un capitolo di Guerra e Pace. Allora perché, potendo, non utilizzare un formato personalizzato, in cui si riportano le informazioni essenziali, ma importanti?
Meglio un CV breve e contenente i tratti salienti della vostra formazione e delle capacità, invece che un elenco noiosissimo di mansioni per lo più irrilevanti per l'occupazione che andate cercando.
Avete svolto numerosi lavoretti di vario tipo invece che starvene con le mani in mano? Benissimo! Giustissimo farlo vedere, si dimostra di essere persone che si adattano, sono attive e cercano di migliorarsi. Se i lavoretti non sono pertinenti al lavoro che si sta cercando, meglio raggrupparli in una frase del tipo "Negli anni dell'università ho affiancato agli studi una serie di lavori temporanei nel settore della ristorazione/grande distribuzione/ecc."

- Centrare il target. Si dice che ogni CV dovrebbe essere personalizzato per l'azienda/il tipo di lavoro/la posizione a cui è indirizzato. Parliamoci chiaro, nessuno ha tempo di preparare centinaia di CV diversi (perché al giorno d'oggi bisogna mandarne centinaia per avere qualche chance, parlo per esperienza personale). Va bene allora un modello "per tutte le occasioni", da modificare eventualmente per casi particolari. Se vi candidate per una posizione da traduttore in house, il CV che invierete a tutte le agenzie scelte potrà essere lo stesso.
Meglio sarà personalizzare, almeno un minimo, la lettera/e-mail di accompagnamento. In questo modo darete l'impressione di una persona interessata all'azienda alla quale si rivolge, che ha avuto la voglia e l'interesse di visitare il sito web, di capire a chi inviare il CV e così via.

Vietate le lettere di presentazione di massa e le e-mail di massa! Il vostro CV viene automaticamente cestinato nel 99,99% dei casi.

Nel target c'entra anche la lingua del CV. Se inviate un CV ad un'azienda tedesca, o scrivete il vostro CV in tedesco, o al massimo in inglese, che è usato praticamente ovunque. Ma se vi rivolgete a un italiano, non inviategli un CV in tedesco o in francese. Mi è successo. Una persona italiana, dopo che ho fatto presente che non lavoro con il tedesco, mi ha inviato un CV in tedesco. In italiano o in inglese no?
Anche questo è indice di attenzione nei confronti dell'interlocutore.

Consiglio en passant: se scrivete CV in lingue diverse dalla vostra, sarebbe meglio far controllare il testo da un madrelingua, per evitare errori e brutte figure.

Altra cosa. Va bene fornire prove delle proprie capacità al futuro (si spera) datore di lavoro. Non va bene inondargli la casella di copie di attestati, lettere di referenze e così via. Meglio un elenco dei corsi seguiti, dei diplomi conseguiti: un documento singolo che racchiuda tutte le informazioni, anche separato dal curriculum vero e proprio. Se interessato, al limite il selezionatore richiederà in seguito prove fisiche di ciò che affermate.

Per finire, last but not least: non raccontate bugie! Se avete 20 anni, siete appena diplomati e cercate un lavoro, non ci crede nessuno che siete già stati a capo di un team di colleghi e adesso, pur essendo così bravi, siete alla ricerca di un lavoro. Allo stesso modo, se avete finito l'università un mese fa, per quanto bravi possiate essere, è quasi impossibile che sappiate già tradurre perfettamente in 10 campi di specializzazione.

Davanti ad affermazioni del genere, le mie reazioni sono due: o mi metto a ridere, oppure (specie se la notte ho dormito male) mi innervosisco e rispondo per le rime. Ma si sa, ho un brutto carattere...

Avete altri consigli per sperare di non farsi cestinare il CV?
Qui ne trovate alcuni.

25 settembre 2012

Marketing: seminari per traduttori

Vi segnalo con grande piacere una serie di seminari sul marketing per traduttori tenuti da Alessandra Martelli, collega molto competente in materia e anche molto simpatica.

I seminari si terranno online e avranno una durata di circa 60 minuti l'uno.
Stando comodamente alla nostra scrivania, possiamo imparare strategie per promuovere la nostra attività di traduttori, scrivere un CV efficace, creare una brochure accattivante, gestire il nostro tempo, ma anche i rischi a cui un freelancer può andare incontro.

Trovate tutte le informazioni sul sito dell'autrice:
http://www.mtmtranslations.com/2/post/2012/09/marketing-e-strumenti-per-traduttori-freelance-presentazione-del-corso.html

20 luglio 2012

Collezionare e raccogliere informazioni





Si sa, il traduttore deve essere competente nei settori in cui traduce.
Solo in questo modo può offrire al cliente una traduzione corretta e fruibile.

Sicuramente internet e la tecnologia danno un grosso aiuto, soprattutto per le ricerche, gli approfondimenti. E' possibile consultare un testo anche raro senza muoversi da casa, mentre un tempo magari occorreva recarsi di persona presso qualche biblioteca.

Quello che mi piace fare, però, è raccogliere informazioni anche da altri canali, come già vi ho spiegato per il settore cosmetico.
Allora ben vengano articoli di riviste, opuscoli informativi (tipo quelli che distribuiscono presso ospedali e centri medici), schede tecniche e manuali di prodotti che acquisto per uso personale, fogli illustrativi di farmaci.
Piano piano mi sto costruendo una sorta di biblioteca di riferimenti tecnici, linguistici, stilistici, pronta da consultare ad ogni evenienza.
Sto pianificando di catalogarla e suddividerla per argomento, ma questa è un'altra storia.

18 giugno 2012

LL: Due libri da studiare nelle vacanze

Per questo ultimo appuntamento prima delle vacanze estive (Lunedì Libri tornerà a metà settembre) vi segnalo due libri che non ho ancora letto, ma che ho in proposito di studiare quest'estate come aggiornamento continuo.
Spero di riuscire ad affrontare i due tomi nonostante la mole di lavoro che già inizia ad incombere, perché riguardano un argomento di attualità e che mi interessa molto.

Sono due testi universitari sui biomateriali e sulle loro applicazioni con i tessuti umani.
L'argomento mi permetterà di affrontare con maggiore sicurezza tutte quelle traduzioni nel settore medico e dei dispositivi medici e anche di ampliare l'offerta per i miei clienti del settore.

Come dicevo qualche post fa, traducendo si impara e si impara per tradurre.

Ecco una breve descrizione dei due testi (presa dal sito della Casa Editrice):
Autore: Di Bello C.
Biomateriali
Introduzione allo studio dei materiali per uso biomedico
Materia: Bioingegneria
Sommario: Considerazioni generali sui biomateriali - la struttura dei solidi - le biomolecole - la cellula e i suoi componenti - i tessuti biologici - la biocompatibilità: norme, requisiti e verifiche - la superficie dei biomateriali: tecniche di analisi e modificazione - biomateriali polimerici - biomateriali metallici - biomateriali ceramici - biomateriali compositi - ingegneria tessutale.


Autori: Di Bello C., Bagno A.
Interazioni tra biomateriali e tessuti
Materia: Bioingegneria
Sommario: Prefazione – introduzione – il primo contatto con l’ambiente biologico – il fenomeno dell’adesione cellulare – interazioni tra biomateriali e sangue – la guarigione di una ferita – guarigione attorno ad un dispositivo implantare – strategie biomimetiche – molecole bioattive per la rigenerazione del tessuto osseo – cellule staminali e medicina rigenerativa – la ricostruzione di valvole cardiache – il futuro della bioingegneria e della medicina rigenerativa.






Buona lettura e buone vacanze!
Avrete anche voi i "compiti delle vacanze"?

4 giugno 2012

LL: Technical writing for dummies di Sheryl Lindsell-Roberts

Sicuramente conoscete tutti la collana "For dummies": gli argomenti spaziano dall'informatica alle lingue al giardinaggio.
Il libro che vi consiglio oggi riguarda la scrittura tecnica ed è scritto (solo in inglese) da una professionista che si occupa proprio di scrittura tecnica.
In questo genere di testi devo dire che preferisco gli anglosassoni, perché sono più pratici, incisivi, vanno dritti al punto. E questo testo è proprio un riassunto di queste qualità.
Gli argomenti sono supportati da molti esempi, da consigli pratici, da suggerimenti, che rendono la lettura più piacevole e stimolante. Come spesso accade, l'autrice usa un linguaggio molto informale, che rende il tutto più "simpatico da leggere".
La prima parte costituisce una guida essenziale per
  • la ricerca e l'organizzazione delle informazioni per il testo che si deve scrivere,
  • la pianificazione e la suddivisione delle varie parti del progetto all'interno di un gruppo di lavoro
  • l'elaborazione del testo vero e proprio (con molti consigli per "pulire" il testo e renderlo gradevole e leggibile anche se tratta di argomenti potenzialmente noiosi)
Vi sono poi molti esempi di testi tecnici classici: dal manuale per l'utilizzatore, alle schede tecniche di un prodotto, alla documentazione correlata ad un software, ecc.
Una parte è dedicata agli elenchi, molto di moda attualmente e molto cari al mondo anglosassone: dieci modi per...
Infine, il testo è corredato da una serie di appendici più tecniche su abbreviazioni, punteggiatura e argomenti analoghi.
Sto terminandone la lettura, ma mi pare un libro molto utile per chi vuole darsi alla scrittura tecnica, o per chi semplicemente comprende l'importanza della scrittura e vuole imparare a scrivere nel migliore dei modi. L'unico neo è che non esiste la traduzione in italiano.
Ve lo consiglio comunque, sia per l'argomento, ma soprattutto per il taglio pratico e ricco di spunti con cui viene trattata la scrittura tecnica. Scordatevi il classico manualone accademico pieno di teoria. Qui, solo pratica.

Ecco i dati del libro:
Technical Writing For Dummies
ISBN: 978-0-7645-5308-0
336 pagine
Febbraio 2001
 


Maggiori informazioni e l'indice del libro li trovate sul sito For Dummies.

Buona lettura!

16 maggio 2012

Scrivere è come pulire i carciofi

Da quando ho deciso di programmare i post di questo blog, raramente faccio eccezioni.
Questa volta però non posso fare a meno di riportare integralmente un articolo di Annamaria Testa sull'importanza della rilettura dei testi che scriviamo. Argomento che risulta importante anche nel corso sulla revisione che sto seguendo.

Ringrazio Luisa Carrada che ha segnalato questo stesso articolo sul suo blog e che me l'ha fatto scoprire.

Ecco il testo dell'articolo:

QUESTIONI DI METODO – SCRITTURA, RILETTURA E CUCINA DEI CARCIOFI

Capita spesso che ragazze e ragazzi mi facciano vedere i loro scritti. Perfino a quelli che vogliono fare pubblicità chiedo di mostrarmi almeno un testo lungo: da un titolo pubblicitario, per quanto brillante sia, è impossibile capire se uno maneggia le parole decentemente, e con grazia.
Così, in novantacinque casi su cento, dopo poco mi ritrovo a fare la medesima domanda: santa polenta, ma hai riletto quel che hai scritto?
Le risposte vanno da no, perché andavo di fretta (argh) a sì, certo (ehm).  
… e quante volte hanno riletto, ‘ste anime sante? Una volta. Una. Una sola.
Beh, si scrive e poi si rilegge scorrendo le righe e morta lì, no?

Spiego che si rileggono una volta gli sms. Le mail, se sono non brevissime, qualche volta in corso di scrittura e poi alla fine, prima di cliccare send. Ma un testo per il pubblico va riletto mooolte volte. E, a ogni rilettura, qualcosa va aggiustato. Spesso, quando si modifica una frase, anche la punteggiatura va cambiata di conseguenza.
Il testo apparirà tanto più necessario e naturale quanto più sarà stato, con un paziente e invisibile lavoro di affinamento, reso adatto a dire esattamente quel che vuol dire. Né di più né di meno.
Mi guardano con gli occhioni spalancati, ‘sti pivelli.

Allora parte il teatrino. Prendo la penna e, mentre quelli fanno spallucce, comincio a segnare gli errori di ortografia: accenti, apostrofi. E orrendezze anche peggiori.
… poi segno le frasi storte, o perché i tempi verbali non concordano, o perché non concordano verbi e soggetti, collocati alle opposte periferie di periodi caotici. Oppure perché o il verbo o il soggetto è definitivamente missing. Poi segno gli anacoluti, che sembrano disinvolti ma sono solo bruttarelli: per esempio l’orologio, Pippo lo aveva rotto…
Segno le parole ripetute senza intenzione o necessità e a breve distanza (es: fino ad ora Pippo era in ritardo di mezz’ora). Già che ci sono, dove posso tolgo le d eufoniche. Segno i salti ingiustificati dal passato al presente o viceversa e, se sono ripetuti e ammucchiati in poche righe, gli andirivieni tra “noi”, “tu”, forme impersonali.
Segno le frasi di cui il testo può fare a meno senza perdere un milligrammo di senso. Intanto ho guardato la punteggiatura: di solito trovo virgole sparse dove capita, come petali di rosa sul percorso della processione. O come fiati presi a caso da un attore maldestro.
Ah: comincio a segnare anche le parole fuori tono. Per esempio quelle troppo colloquiali in un testo tutto in punta di penna, o viceversa.
E segno le formule goffe o antiquate: ci sono ventenni che usano egli, al fine di, allorquando e altri muffosi avanzi del tempo che fu.

Poi vado a vedere se la scrittura ha ritmo. E se ci sono dei cortocircuiti di senso.
Uno degli esempi più divertenti mi è capitato di recente. È l’incipit di un testo di intenzione peraltro non disprezzabile:
Il braccio chiede consiglio alla mente e intanto è sulla porta del cuore ad origliare ogni suo sospiro.
Dico all’autore: e ora, anima santa, visualizza quel che hai scritto. 
C’è un braccio (tranciato?) che chiede consiglio alla mente (come fa? Parla? Pensa? È telepatico?) e intanto (sempre lui, il braccio multitasking) è sulla porta del cuore (urca!) ad origliare (il braccio ha orecchie?) ogni suo sospiro (e come fa a sospirare, il cuore? Ha una bocca? E i polmoni, in questo campionario anatomico, che fanno? Battono?).
Spero di avervi dato un’idea di quel che si può trovare se ci si prende la briga di passare un testo al setaccio fine. E sì, certo, le metafore vanno bene, eccome: ma solo se non collassano l’una sull’altra in una poltiglia di incongruenze.

Naturalmente tutto questo lavoro di rilettura parte dal presupposto che il testo racconti qualcosa che val la pena di leggere, se no è meglio risparmiarsi anche la fatica di scrivere e dedicarsi a qualche hobby più divertente.
Ma se uno decide di scrivere, non c’è verso. Deve anche rileggere, se ha un minimo di rispetto per il proprio pensiero. E quandi dico “rileggere” intendo: con attenzione, e più di una volta. Quante volte? Tante: cinque, dieci, anche venti se il testo è lungo o complesso.

In sostanza, lavorare su un testo è come cucinare carciofi. PRIMA si puliscono e si tirano via le foglie dure e guaste. POI si taglia la punta: via tutte le spine. POI si dividono a metà, o in quarti, eliminando anche quelle barbette interne fetenti e traditrici che, se finiscono in bocca, allappano. POI bisogna lavarli bene bene.
Solo se è stata tirata via la roba sbagliata, brutta, inutile ci si può divertire coi profumi e i sapori. E si può mettere in pentola aggiungendo tutto quel che serve.
Mi diceva però l’ortolano che adesso la gente non vuol più rompersi l’anima, perdere tempo e pungersi per pulire i carciofi: molti preferiscono quelli già pronti, sfogliati, privati del gambo, decapitati. Anche se fanno tristezza, rinsecchiti e nerastri come sono.
Ma chi scrive deve rassegnarsi. E pulire bene i suoi carciofi.

carciofi

7 maggio 2012

LL: Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada

Mi è sempre piaciuto leggere e scrivere.
A scuola andavo bene in italiano, scrivevo temi e altri testi con facilità e bene, adoravo fare ricerche (manuali, internet era sconosciuto), andare in biblioteca. Durante l'adolescenza ho scritto poesie, lettere, diari.
Una grafomane.
E oggi, che la scrittura è parte integrante della mia vita (professione, blog, corrispondenza), dal cassetto esce quasi ogni giorno il sogno, per ora solo tale, di scrivere e pubblicare un libro. Su quale argomento? Boh, ogni giorno è diverso.

Amare scrivere e la scrittura non vuol dire essere capaci a scrivere.

Nonostante tutto me ne sono resa conto solo dopo aver letto Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada, scrittrice tecnica professionista. Da tempo leggo il suo blog, pieno di spunti interessantissimi e aggiornato quasi quotidianamente. Non avevo ancora avuto tempo di leggere il libro.



Ebbene, è stata una vera e propria rivelazione. Non perché riporti cose sconosciute o sensazionali.

Perché parla della scrittura visiva, della sua musicalità, delle forme di comunicazione, del galateo della comunicazione.
Perché svela segreti e accorgimenti degli addetti ai lavori.
Perché al fondo di ogni capitolo ci sono consigli interessantissimi "Per leggere ancora, sulla carta e sul web", ci dice l'autrice.
Perché è scritto semplicemente, eppure in modo molto efficace. E' un testo avvincente, che quando inizi a leggere rimani incollato nemmeno fosse il thriller appena uscito.
Perché è utile a tutti, non solo a scrittori, traduttori, a chi usa le parole per lavoro. Sapere come scrivere una e-mail serve ormai a tutti. imparare a "leggere" dietro le parole della pubblicità può essere utile a molti.
Tra l'altro l'ho scoperto da poco nella libreria di un'amica che lavora in banca.


La mia copia del libro non è sottolineata, perché mi fa orrore tracciare segni su un libro, per quanto interessante e utile sia.
Diciamo che ha segni, post-it, appunti virtuali praticamente in ogni pagina, dal capitolo sulla parola visiva, a quello sulle regole di scrittura delle e-mail, all'ultimo capitolo "Cose nuove da imparare".

Avete notato che improvvisamente i miei post sono scritti in modo diverso, con elenchi, grassetti, corsivi, spazi e a capo? Il merito è di quanto ho appreso nel libro.

Il mestiere di scrivere è del 2008, ma il blog omonimo lo aggiorna e completa quasi quotidianamente e lo rende una lettura comunque attualissima, anche quando parla in modo più marcato del web.

Vi invito sinceramente a leggerlo. Sapete che non scrivo articoli sponsorizzati, scrivo solo di ciò che mi ha colpito, nel bene e nel male, di ciò che è utile alla mia professione.
Questo libro diventerà per me una Bibbia da consultare fino a consumarlo.

Ecco i dati per acquistarlo:
http://www.apogeonline.com/libri/9788850326921/scheda

E l'indice del libro:
http://www.mestierediscrivere.com/index.php/indice_libro


Buona lettura!


3 maggio 2012

I poteri nascosti della cosmetica

A marzo ho seguito un interessantissimo workshop sulla traduzione in campo cosmetico tenuto da Sara Radaelli.
Forte della mia laurea in chimica e dei miei studi recenti di cosmetologia mi sentivo la massima esperta in materia. Nulla di più facile che tradurre schede prodotto e di sicurezza, ingredienti, prove sperimentali.

makeup 1

Ma

il seminario verteva per lo più sulla parte commerciale del settore: comunicati stampa, articoli, pubblicità.
E qui è venuta fuori impietosamente la mia mancanza quasi totale di creatività. Ed è nato un entusiasmo per approfondire questo settore, per poter offrire ai clienti una traduzione in campo cosmetico a tutto tondo, dall'elenco degli ingredienti fino alla pubblicità finale.

Grazie al corso ho cominciato a notare il tipo di linguaggio usato nel settore:
- l'uso di iperboli, di giochi di parole,
- l'uso di terzine di termini, come aggettivi in climax ascendente.
- L'uso di determinati aggettivi, forme verbali e avverbi.
- L'uso di termini scientifici, tecnici e statistiche, per impressionare il cliente e dare una parvenza scientifica alla pubblicità (ma questo aspetto avevo già avuto modo di notarlo durante un lavoro di gruppo che ho fatto svolgere ai miei studenti acconciatori).

Dopo il corso, tutti i giornali che incontro sulla via sono miei. Leggo avidamente gli articoli sulla cosmetica, cerco forsennatamente le pubblicità di trucchi, shampoo, profumi, creme e le ritaglio, moderno "Edward mani di forbice". Ovviamente non per uso personale (ehm, su questo campo sono ancora molto impreparata). Per impadronirmi del linguaggio, delle regole, dei modi di dire, delle parole "in" e "out" del momento.
Anche questo è aggiornamento.

Sto facendo progressi, io che prima ero addirittura una lettrice molto disattenta sull'argomento. Adesso sono in grado di dirvi tutte le tendenze per l'estate, i guru del settore, fiere e saloni, i prodotti migliori, ecc.
Mi diverto, certo. Anche questa lettura, questo ritaglio forsennato di immagini è aggiornamento, è interesse per i clienti, per offrire loro il miglior servizio.
Un traduttore deve conoscere la materia in cui è specializzato in tutte le sfaccettature, in questo caso, i cosmetici dal punto di vista scientifico, pubblicitario, mondano.

20 aprile 2012

Gli amici del libero professionista

Un paio di anni fa ho scritto un articolo (pubblicato da ProZ) relativo a quelli che considero gli amici di un traduttore, ovvero a quegli strumenti indispensabili alla professione, una sorta di attrezzi del mestiere.
Vorrei ampliare qui "l'amicizia" ai liberi professionisti in genere.


'Chocolate Tools' photo (c) 2009, Janne Moren - license: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/
Ecco gli attrezzi del mestiere indispensabili a chi lavora da freelancer.

Desidero indirizzare questo articolo soprattutto a coloro che stanno iniziando la loro attività da freelancer (che sia il loro primo lavoro o che abbiano lavorato altrove prima).
 L'elenco che ho deciso di presentare deriva principalmente dalla mia esperienza diretta, ma anche da forum e siti web, discussioni con altri colleghi e suggerimenti dei clienti.
Questo ovviamente non è esaustivo e mi piacerebbe conoscere il parere ed eventuali suggerimenti da parte dei lettori.
Ho deciso di omettere dalla lista di PC e di altri strumenti comuni, che suppongo utilizzino tutti i lavoratori freelance.


Software di riconoscimento vocale 
Non so quanti siano dei bravi dattilografi. In ogni caso, io non lo sono.Soprattutto quando sono stanca e / o sto scrivendo da molte ore, faccio un sacco di errori di battitura, che richiedono una più lunga fase di revisione (sia quando traduco, sia quando scrivo relazioni e progetti da "chimico"). Un software di riconoscimento vocale può accelerare il lavoro in modo significativo, soprattutto se il testo non è troppo tecnico e schematico. Ho scoperto che quando detto le frasi sono meno portata a interruzioni e distrazioni rispetto a quando lle digito. E naturalmente faccio meno errori di battitura e posso rivedere la mia frase immediatamente e in modo più preciso (è più facile riconoscere errori commessi dal software - o da me stessa durante il discorso - che errori di battitura). Inoltre, quando parlo faccio più attenzione alle mie parole rispetto a quando scrivo una frase.
E' anche un grande beneficio per la salute della mia schiena, le spalle e le mie dita. L'unica cosa che serve è una posizione tranquilla e abbastanza silenziosa (senza figli che gridano nei dintorni, altre persone che parlano vicino, ecc.)

Software di archiviazione dei documenti
Utile se si deve gestire una grande quantità di documenti o versioni dei documenti, che devono essere recuperati in tempi molto brevi.
Io non ce l'ho, ma penso che possa essere utile anche a vari professionisti, per catalogare i libri specialistici sui vari argomenti, per esempio, oppure i documenti dei clienti. Per un traduttore tecnico può essere utile per classificare itesti di riferimento, per esempio per argomento (ad esempio Medicina, Farmacia, Farmacologia), per autore, per data di pubblicazione, ecc


Strumenti di conversione e caratteri speciali
Un tool molto utile soprattutto per i traduttori tecnici, ma anche per altri professionisti che hanno spesso a che fare con testi/clienti anglosassoni.
I documenti statunitensi e britannici hanno ancora unità di misura proprie (il cosiddetto sistema imperiale, al contrario del Sistema Internazionale (SI), ampiamente utilizzato nei paesi europei). Tuttavia per una buona traduzione / localizzazione è necessario convertire le unità di misura in quelli in uso nei paesi / aree linguistiche a cui è rivolta la traduzione. 

Questi strumenti si possono trovare molto facilmente su internet e sono spesso gratuiti, mentre coprono una vasta gamma di unità (di potenza, massa, lunghezza, pressione, apparecchi elettrici, ecc.)
Un altro utile strumento riguarda i caratteri speciali. A parte alcune lingue che richiedono un set dedicato di caratteri alfabetici / (ad esempio greco, giapponese, cinese, russo, ecc), molte formule scientifiche e matematiche usano le lettere greche o altri caratteri. 

Alcuni di essi sono compresi nel set Unicode, molti di essi sono anche disponibili nei comuni software di elaborazione testi.
Io personalmente uso i set di caratteri che Microsoft Office WordTM offre.

Un buon software di contabilità
Sia che preferiate un prodotto pronto da usare o che decidiate di costruirvelo da soli (per esempio con l'uso di fogli di calcolo), un software di contabilità e gestione è uno strumento fondamentale per un libero professionista. I liberi professionisti devono comunque gestire anche la contabilità (ordini, fatture, pagamenti, tasse, ecc), anche se supportati da un commercialista.

Alcuni software disponibili in commercio hanno una serie di fogli di lavoro / strumenti pre-impostati per aiutare i liberi professionisti che gestiscono questa parte della loro attività.
Questi software spesso permettono di monitorare il tempo necessario per un progetto specifico, per programmare la durata di lavoro e riunioni, per tracciare un progetto specifico dall'ordine di acquisto alla fattura, al pagamento da parte del cliente, e di valutare il valore dei guadagni e dei ricavi alla fine dell'anno lavorativo
Io utilizzo ancora un sistema "antiquato": una serie di fogli di calcolo ExcelTM, visto che ancora non ho trovato il software che fa per me. Sto ancora cercando quello giusto, così ho imparato le varie funzioni che essi assicurano e le loro limitazioni. Molti di questi possono essere scaricati gratuitamente da internet o hanno un periodo di prova gratuito.

Dizionari di specializzazione, testi e libri di grammatica
Avrei dovuto mettere questa voce all'inizio del mio articolo, dal momento che i dizionari (cartaceo, elettronico, su CD) sono veramente fondamentali per i traduttori, ma anche per chiunque debba scrivere dei documenti .Può essere considerato un elemento ovvio, ma non ne sono così sicura. 

Molti dizionari sono consultabili gratuitamente su internet. 
Analogamente, i libri di specializzazione sono essenziali soprattutto per traduttori tecnici e tecnici (sia nella lingua di origine che in quelle di destinazione), per approfondire un determinato argomento e comprenderlo. Molti traduttori hanno un background specifico: sono medici, avvocati, ex-scienziati, architetti, ingegneri, per cui possiedono già una profonda conoscenza (o almeno più profonda rispetto ad un non-tecnico) su un argomento preciso, ma ovviamente non è possibile sapere tutto. Per cui i testi di specializzazione sono molto importanti come molto importante è fare ricerche su argomenti che non conosciamo.
Infine, i libri di grammatica. Molte lingue hanno una grammatica molto difficile e un grande insieme di regole grammaticali, che forse nella lingua parlata sono dimenticati o non correttamente utilizzati. Nella scrittura, però, è fondamentale applicare le regole grammaticali per ottenere un buon risultato. Sì, abbiamo imparato la grammatica a scuola, ma siamo sicuri di conoscere e di ricordare tutte le regole grammaticali ed eccezioni? Non credo proprio (parlo per me).
I traduttori devono avere anche libri di grammatica per la lingua sorgente, in quanto potrebbero trovare alcune situazioni sconosciute nei loro testi. E, oltre a quello che ho detto sopra a proposito della lingua di destinazione, se non sappiamo / ricordiamo la grammatica della nostra lingua, siamo sicuri di sapere / ricordare tutte le regole di una lingua straniera?
Per concludere, questi sono strumenti da consultare in caso di dubbio, indecisione, ignoranza su un argomento, una frase, una parola.


Risorse varie per la comunicazione e la gestione
Questa categoria non è importante quanto le altre. C'è chi preferisce utilizzare un'agenda cartacea, chi utilizzare un fax in una copisteria o possederne uno, chi utilizza sistemi on-line e chi invece è legato a uffici, posta, ecc.
Io preferisco usare alcuni strumenti e servizi (spesso gratuiti) on-line che mi permettono di risparmiare tempo e code fastidiose e stressanti (in Italia sono quasi la norma in ogni ufficio).

Ho deciso di non parlare di strumenti specifici in questo elenco, prima di tutto per non fare pubblicità, ma soprattutto perché penso che ognuno debba trovare quello più adatto a sé, in termini di funzionalità, utilità, prezzo e altre esigenze.


E per voi, quali sono i vostri amici-attrezzi indispensabili?

17 aprile 2012

L'importanza della specializzazione per un traduttore Il mio guest post su Traduzioni e altre storie

Da ieri sul blog "Traduzioni e altre storie" di Chiara Foppa Pedretti potete trovare il mio articolo sull'importanza della specializzazione per un traduttore (e per chi cerca un traduttore, soprattutto).
Se volete evitare brutte sorprese nella vostra traduzione, cercate un traduttore che conosca l'argomento che deve tradurre...
Buona lettura: http://traduzioniealtrestorie.wordpress.com/2012/04/16/guest-post-limportanza-della-specializzazione-per-un-traduttore/

16 aprile 2012

Pianificare il blog

La settimana scorsa, su ReteLab è comparso un interessante articolo sull'importanza di progettare il proprio lavoro e in particolare il proprio blog.
Finora devo dire che anche il mio blog ha vissuto in modo casuale, piegato alla mia ispirazione (o mancanza di essa) e soprattutto al tempo rimasto dopo tutti gli altri impegni. Certo, quando l'ispirazione si fa sentire mi rivolgo al mio solito taccuino e prendo nota, ma poi mi trovo con un elenco infinito di idee, senza il tempo di dare loro una forma adatta al blog.
E allora ho preso spunto dall'articolo per creare un calendario per il mio blog.
Ne vedete una pagina qui sotto:

 
Si tratta di un semplice foglio excel che contiene il modello di calendario mensile (si scaricano gratuitamente dal sito Microsoft). In corrispondenza della data desiderata scrivo il titolo o l'argomento del post, in rosso per indicare che non ho ancora scritto l'articolo. Quando l'articolo è scritto e pubblicato (o programmato per la pubblicazione), cambio il colore del testo in verde. Per aggiungere note, link di riferimento e altri commenti uso la funzione "Inserisci commento".


In questo modo ho un quadro preciso del numero e quantità di articoli per mese, ho la possibilità di controllare gli argomenti in modo rapido (per non scrivere tre articoli sullo stesso tema di seguito) e soprattutto non corro il rischio di scrivere venti post un mese e abbandonare il blog il mese successivo per mancanza di idee.
A lato del calendario mi appunto gli articoli che immagino scriverò nel mese, ma che non hanno ancora una data precisa perché dipendono da altri fattori.

L'ho creato la settimana scorsa, ma ho visto che si tratta davvero di uno strumento utilissimo, che porta a gestire in modo professionale il blog.
Ovviamente un calendario simile può servire per programmare molte altre cose. In ogni caso, per una patita della programmazione come me è uno strumento irrinunciabile!