Visualizzazione post con etichetta letture. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letture. Mostra tutti i post

20 maggio 2013

Zio Tungsteno, la passione per la chimica

Approfitto della rubrica, da un po' trascurata, del Lunedì Libri per parlarvi di un libro che sto leggendo da poco ma che mi entusiasma molto.

Zio Tungsteno. Ricordi di un'infanzia chimica

Si tratta di Zio Tungsteno, di Oliver Sacks, racconto autobiografico sull'iniziazione alla chimica e alla scienza in genere di un giovane Oliver, grazie ad una famiglia di scienziati e soprattutto allo zio produttore di lampadine in tungsteno, Zio Tungsteno, appunto.

Finora ho letto pochi capitoli, ma solo per mancanza di tempo: il racconto è scorrevole e per me che sono chimico è un ritrovare l'amata materia e lo spirito di scienziato.
In particolare, ieri sera leggevo il capitolo sugli esperimenti condotti dal giovane Oliver (allora undicenne) affascinato dalla scoperta della materia e delle sue trasformazioni.

Mi sono rivista matricola all'università (nella foto a fianco sono io durante il lavoro per la tesi di laurea), quando grazie ad un professore diciamo "temerario e intraprendente", abbiamo esulato dal programma vero e proprio per fare esperimenti più pericolosi ma sicuramente più divertenti e interessanti. Molti tra quelli descritti da Sacks e da lui provati nell'infanzia.
Come lui stesso ammette nelle note al suo testo, oggi non è più permesso nelle scuole di fare determinati esperimenti con sostanze considerate pericolose, né tantomeno si lascerebbero tali sostanze in mano a dei bambini (il giovane Sacks andava autonomamente ad acquistarli presso un fornitore di prodotti chimici e i genitori gli lasciavano utilizzare qualsiasi tipo di composto o sostanza). Alcuni di quegli esperimenti non li farei nemmno io, figurarci lasciarli in mano a dei bambini!

Mi sono rivista, ancora prima, bambina, sotto la grande magnolia di mia nonna, passare i pomeriggi d'estate pestando, macinando, mescolando, travasando foglie, fiori, terra.

Forse la passione per la chimica (come per qualsiasi altra cosa) nasce da piccoli, anche quando non lo sai, quando ancora non te ne accorgi.

Di sicuro è così che si impara a conoscere la materia.

Rileggendo i nomi dei composti, gli esperimenti ho risentito gli odori, rivisto i colori, la consistenza della materia, dei composti e delle sostanze utilizzati.


Un libro che mi piace e che mi fa ricordare con nostalgia le giornate passate in laboratorio, anche a pasticciare, a imparare a conoscere ciò che mi circonda.
Lo consiglio anche a voi, anche se non siete chimici, soprattutto se credete che la chimica sia qualcosa di difficile e noioso. Pericoloso, forse, a volte, ma sicuramente molto affascinante!

17 maggio 2013

Comunicare la scienza: è importante il come

Nel corso sulla traduzione divulgativa che sto seguendo, abbiamo fatto un lavoro su testi relativi allo stesso argomento ma pubblicati su riviste di tipo diverso.

Abbiamo preso un articolo da una rivista nota di divulgazione scientifica e abbiamo letto un articolo che ha per argomento le neuroscienze.
Sull'argomento abbiamo poi letto i rapporti ufficiali e le fonti di origine, per avere un altro punto di vista e poter fare dei confronti.
Infine, abbiamo letto un articolo sullo stesso argomento su una rivista settimanale di attualità politica, ma sicuramente non di divulgazione scientifica.

Purtroppo e paradossalmente, l'articolo presente sulla rivista scientifica presenta parecchi errori di forma e contenuto.
I dati riportati sono confusi e contraddittori. Chi legge viene portato avanti e indietro in una serie di informazioni (alcune anche non pertinenti) e alla fine non riesce a capire bene di cosa tratti l'articolo e dove si vada a parare. Quasi niente per un articolo, eh?
Le notizie inoltre non hanno molti riferimenti precisi, sembrano più una serie di sentito dire, mentre un articolo scientifico dovrebbe consentire, a chi è interessato, di approfondire l'argomento. Si parla di un progetto e di alcuni detrattori (chi sono? e perché?) in modo generico.
Anche il modo di scrivere è superficiale, contiene termini impropri per il contesto e altri termini, difficili per un lettore di cultura media, non sono spiegati. Il tono del giornalista è paternalistico nei rispetti del lettore.

Tutte cose che un articolo scientifico su una rivista del settore non dovrebbe avere.

Leggendo i rapporti ufficiali del progetto descritto, sembra che l'argomento sia addirittura diverso, come se chi ha riportato e tradotto le informazioni non avesse capito bene di cosa si tratta.

Al contrario, l'articolo sullo stesso studio apparso nel settimanale di attualità politica è molto più simile al rapporto ufficiale sul progetto e descrive con maggiore esattezza i partecipanti, le modalità, le intenzioni e soprattutto lo scopo.
L'articolo esprime con chiarezza i punti di vista dei sostenitori del progetto e dei suoi detrattori, spiegandone i motivi di assenso o disaccordo. Presentando, in modo direi equivalente, i due punti di vista, permette al lettore di inquadrare il tipo di studio, i problemi e i vantaggi ad esso correlato e di farsi un'opinione autonoma.
Ci sono inoltre molti dati oggettivi: cifre, nomi, enti, date. Si tratta di un progetto reale e come tale viene descritto nelle sue parti fondamentali.
L'opinione del giornalista non traspare, egli si limita a riferire i fatti e, appunto, le opinioni dei soggetti interessati o di esperti dell'argomento.

Il titolo è sensazionalistico e fuorviante su entrambe le testate, ma credo che qui si scenda nel marketing.

Questo esercizio mi ha molto sorpreso. Mi sarei aspettata onestamente un approccio contrario per le due riviste. In un settimanale di attualità il lettore è meno interessato alle notizie scientifiche e quindi, se queste non sono del tutto accurate o ben presentate mi sembra meno grave (se vogliamo lasciar perdere l'etica professionale di chi scrive).
Se invece sono appassionato di scienze, acquisto una rivista del settore, seppure destinata ad un pubblico di cultura media, e mi aspetto di trovare articoli chiari e approfonditi o con spunti di approfondimento.

Non ci rendiamo conto che spesso dobbiamo farci un'opinione precisa su alcuni argomenti della scienza, perché possiamo essere chiamati a prendere una decisione per il bene collettivo (gli OGM, il nucleare, l'acqua potabile).
Se chi comunica lo fa in modo errato, in primo luogo dà delle notizie sbagliate e non aiuta il lettore a prendere delle decisioni autonome.
La cattiva comunicazione è uno dei motivi della connotazione negativa che assumono le scienze e gli scienziati nella gente comune.
La scienza è demonizzata come qualcosa di brutto e pericoloso per l'uomo, ma questo per lo più perché le informazioni che vengono date sono sbagliate o sono fornite in modo sbagliato e distorto.

Un altro commento: quando si scrive o si traduce, bisogna avere in mente chi sarà il pubblico di destinazione, quello che leggerà cosa ho scritto/tradotto.
Io, scrittore/giornalista/traduttore devo adattarmi alla cultura, al linguaggio, alle aspettative del mio lettore tipo. Altrimenti fallisco nel mio scopo di comunicare qualcosa a qualcuno.
Questa volta temo che chi ha scritto sulla rivista scientifica abbia dimenticato questo importante aspetto.

Per evitare problemi di vario tipo, non voglio aggiungere altri riferimenti che possano ricondurre alle due riviste e all'argomento dell'articolo. Non è mia intenzione criticare il giornalista che ha scritto uno o l'altro articolo, ma solo prendere spunto da quanto abbiamo letto e discusso nell'esercizio per parlare di una comunicazione corretta della scienza e delle scienze.



Per chi è interessato all'argomento, vi segnalo alcuni articoli/post interessanti:
http://www.mestierediscrivere.com/File/comunicarelascienza.pdf
http://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/03/12/siamo-alle-solite-chimico-non-e-una-parolaccia/
http://ilblogdellasci.wordpress.com/etica-e-chimica/



29 marzo 2013

E per Pasqua, un uovo pieno di libri

'Madame Oiseau Easter Egg Profile' photo (c) 2011, Lee McCoy - license: http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/ Sia chiaro, non che io disdegni le uova di cioccolato, anzi. Le ho sempre preferite alla sorpresa. Per esempio, un bell'uovo di cioccolato amaro con nocciole intere, spesso e profumato...

OK, non è della mia golosità che volevo parlarvi.

Visto che oltre che golosa di dolci lo sono di libri, per Pasqua mi sono regalata tre libri da leggere per ampliare le mie conoscenze sulla scrittura. Sapete quanto ritengo importante saper scrivere bene, e sapete anche che credo non si sappia mai scrivere abbastanza bene.

In ogni caso, ecco i tre libri nuovi nuovi:

Il nuovissimo "Lavoro, dunque scrivo" di Luisa Carrada.
Sul suo sito potete trovare indice e scheda del libro e anche un assaggio del testo stesso.
Al momento l'ho appena sfogliato e già mi hanno colpito le pagine molto grafiche (del tipo che se parlo del grassetto il testo è scritto in grassetto e non in corsivo), ma sono comunque sicura che non mi deluderà.

Chi ha visto CenerOntola? di Davide Nonino, manuale di scrittua creativa con illustrazioni divertenti.

E per finire, un manualetto Zanichelli sulla scrittura creativa:
Scrivere la natura di Davide Sapienza e Franco Michieli.

Inutile dirvi che non vedo l'ora di leggerli.
Forse, se nel prossimo uovo trovassi anche un po' di tempo per farlo...

E voi cosa volete trovare o avete trovato nell'uovo di Pasqua?



8 marzo 2013

Di profumi, cosmetici e traduzioni

'' photo (c) 2007, Jan Jablunka - license: http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/Sarà che sta arrivando la primavera, sarà che oggi è la festa della donna (auguri alle lettrici), sarà che tutte le riviste femminili propongono i nuovi trend in fatto di cosmetica, sarà il mese di reclusione forzata a causa dei malanni di stagione e della super mole di lavoro.
Sarà che dopo la parentesi di insegnamento agli acconciatori e la scoperta di alcuni blog e linee di prodotti cosmetici "verdi" l'argomento mi interessa più di una volta (anche se in passato ho venduto prodotti per una nota casa cosmetica straniera).

Non so quale sia il reale motivo, ma vorrei tanto andare al Cosmoprof che si apre oggi a Bologna. Solo che il tragitto Torino-Bologna in giornata non è molto fattibile, né è fattibile un'assenza prolungata, lasciando a casa marito in via di guarigione e pupi scatenati. Vorrà dire che mi accontenterò di seguire gli interventi in streaming promessi sul sito dell'evento.

'GIVENCHY PRISMISSIME EYES 58 POETIQUE BLUES' photo (c) 2009, zaimoku_woodpile - license: http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/
In ogni caso, la cosmetica mi interessa sempre di più, come chimico e come traduttrice.
Il chimico è attratto da colori e profumi (non a caso il mio relatore diceva che i chimici hanno un "nas-cromatografo" che devono utilizzare per discriminare e riconoscere le sostanze dal loro odore caratteristico), la traduttrice da brevetti di formulazioni, brochure pubblicitarie, articoli, schede tecniche, indagini sui prodotti "ecologici".
Da una veloce analisi di mercato ho notato che il settore della cosmetica (anche per quanto riguarda le traduzioni) è addirittura in espansione. Di qui si rafforza la mia intenzione di inserire la cosmetica tra i settori principali di specializzazione (al momento è ancora un settore piuttosto marginale, ahimé).
Lo scorso anno ho seguito il corso "Tradurre cosmesi e make-up" della simpaticissima (e preparatissima) collega Sara Radaelli, durante il quale mi si è aperto un mondo bellissimo. Quest'anno farò il bis con il seminario da lei organizzato sulla traduzione dei profumi (a Torino, il 10 maggio).
E nel frattempo ho scoperto un libro che mi incuriosisce e che leggerò non appena troverò un po' di tempo: "Profumi", di Philippe Claudel.
Spero l'anno prossimo di poter partecipare al salone della cosmetica bolognese e... magari in una gita in Provenza, patria dei profumi naturali.

Per ora mi accontento di leggerne, scriverne e tradurne.

31 gennaio 2013

Nuovo look e nuovi contenuti per SbChem

Con il nuovo anno è arrivato anche un nuovo sito SbChem.

Grazie a quanto ho imparato su internet, scrittura efficace, marketing e SEO in questi mesi, ho interamente rinnovato il contenuto del sito.
Nuovo testo, pagine in più che raccontano le mie nuove avventure di comunicazione ambientale e divulgazione scientifica, nuove foto.
Un nuovo layout del testo che lo rende più leggibile, più facilmente "scansionabile" dal lettore.

Spero, anche, più accattivante.

Ho fatto tesoro dei preziosissimi consigli della collega Alessandra Martelli (nel webinar che ha tenuto per ProZ su come creare brochure e siti web) per sperare di attirare sempre più visitatori e allargare il campo di contatti e clienti.

E poi la storia dello scrivere efficace mi piace un sacco!

Volete cimentarvi anche voi?
Ecco qualche libro e blog che potete leggere:

Marketing low cost - di Cristina Mariani - Ed. Franco Angeli

Il mestiere di scrivere - di Luisa Carrada - Ed.Apogeo

Lavoro, dunque scrivo - di Luisa Carrada - Ed. Zanichelli

Manuale di buon senso in rete ed. 2013 - di Alessandra Farabegoli

http://retelab.it/

http://blog.mestierediscrivere.com/

http://marketinglowcost.typepad.com/blog/

http://liberononprofessionista.blogspot.it/

http://www.mtmtranslations.com/english-blog.html

8 gennaio 2013

2013, sogni e risvegli

Un post un po' off topic, ma adatto per guidarci nei propositi di inizio anno.
Un invito a svegliarci e ad agire, scritto (ormai più di un anno fa) dalla penna di Massimo Gramellini, ma quanto mai attuale.

Lo riporto per intero (tratto da Editoriale de La Stampa del 24/12/2011):


2012, a svegliarci saranno i sogni



Massimo Gramellini


Il mio amico Joe Maya, esperto in profezie terrorizzanti, si è licenziato ieri da Wall Street per aprire un’agenzia di sopravvivenza, «Occupy Yourself». Occupa te stesso. A volte è più difficile che occupare una piazza. Mi ha mandato l’opuscolo pubblicitario.

«Caro compagno d’avventura, sono orgoglioso di anticiparti che il 2012 ti romperà le scatole. Non potrai più fare quello che hai sempre fatto. Se vorrai sopravvivere, sarai costretto a cambiare. Ho preparato una griglia di incroci che la vita ti getterà fra i piedi nei prossimi mesi. Gli incroci non li hai decisi tu, e questo si chiama destino. Ma quale strada prendere a ogni svolta dipende solo da te. E questa si chiama libertà. Protesta o subisci. Non credo sia più tempo di scrollare le spalle. Se ti tirano uno schiaffo, passati pure una parola di perdono sulla ferita. Ma non avere paura di urlare il tuo dolore.

Accetta o rifiuta. Il mondo è cambiato. Se non sei un cinese o un indiano, probabilmente in peggio. Per provare a cambiarlo daccapo, prima devi prenderlo com’è. Conosci la favola dei due topolini che un giorno non trovarono la fetta di formaggio al solito posto? Uno solo morì di fame: quello che restò ad aspettarla. Scappa o rimani. Puoi cercare altrove (ti suggerisco l’Australia per il clima e il Brasile per la compagnia) oppure cercarti dentro di te. A volte le scoperte più importanti si trovano a chilometro zero. Però ogni tanto alza le chiappe dal computer e azzarda una passeggiata fra gli umani. I sentimenti sono fatti di odori che neppure Jobs era riuscito a mettere in scatola. Delega o agisci. I politici non ti odiano e non ti vogliono bene: semplicemente se ne infischiano di te. Puoi provare a cambiarli, ma ricorda che non c’è limite al peggio, come disse un mio amico prima di conoscere Scilipoti. Oppure puoi provare a ricambiarli. Infischiandotene di loro. La nuova politica è il progetto che farai tu, associandoti con i tuoi simili per un obiettivo comune.

Diffida o credi. Puoi credere che tutto sia un complotto contro di te. Oppure credere in te. (Berlusconi riesce a fare entrambe le cose, ma è un caso unico). La prima strada è più sicura: troverai sempre qualcuno disposto a fornirti le prove della congiura. La seconda è piena di spifferi. Una via per eletti. Ti piacerebbe essere eletto, per una volta? Arretra o evolvi. Arretrare ha i suoi vantaggi, specie se ti trovi a un passo dal baratro. Evolvere ha il suo fascino: la perdita delle sicurezze può farti vincere un rischio, oltre il quale ci sei tu in un modo che adesso non puoi neanche immaginare. Scegli: avanti o indietro. Basta che ti muovi.

Rimpiangi o ricostruisci. Il torcicollo emotivo ha un effetto calmante sui pessimisti. Altri preferiscono guardare oltre le macerie. Il trucco è ripartire da un sogno piccolo. Aiuta a combattere la sensazione di non contare nulla e di non poter cambiare mai nulla, neanche se stessi». Sui deliri di Joe Maya non mi pronuncio. Ma l’ultima frase la sottoscrivo: non sono gli schiaffi a svegliarci, ma i sogni. E poiché il prossimo anno di schiaffi ne arriveranno parecchi, auguro a tutti un risveglio pieno di sogni.

9 novembre 2012

Un libro rovinato dagli errori

'No more study' photo (c) 2011, Lorenzo Blangiardi - license: http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/ Qualche settimana fa ho letto un romanzo poliziesco di una nota casa editrice. Il libro era appena uscito e devo dire che la storia era molto appassionante e bella.

Peccato però che il libro fosse infarcito di errori. A parte gli errori di stampa - che comunque dovrebbero essere assenti in un libro pubblicato - vi erano moltissimi errori di traduzione, anche molto grossolani.

Qualche esempio? Nitrogeno (da nitrogen) per azoto, camera per videocamera.

Errori che anche un traduttore non proprio esperto avrebbe potuto evitare semplicemente consultando un dizionario generico (anche perché nitrogeno, per esempio, non esiste).
Errori che non sono stati notati nemmeno in fase di revisione (ammesso che ve ne sia stata una - lo spero).

Capisco le tempistiche di consegna molto strette, capisco una disattenzione, capisco molte cose, anche io sono traduttrice e anche io faccio errori - è umano.
Però sicuramente traduttore e casa editrice non hanno fatto una gran figura.
Certo, magari non tutti i lettori notano queste situazioni, ma io credo che si debba svolgere il proprio lavoro al meglio, qualsiasi sia il lavoro. O no?

17 settembre 2012

LL: La mia mamma sta con me di Claudia Porta



Quando ho deciso di comprare questo libro, più del titolo mi ha attirato il sottotitolo: "Conciliare famiglia e lavoro grazie a internet".
"E' quello che ho fatto io", mi sono detta: lavoro da casa grazie a internet e in questo modo posso gestire meglio famiglia e casa.
Il blog di Claudia Porta lo seguo già da tempo e mi piacciono i post dedicati all'educazione dei bambini e all'organizzazione della casa.
Ho letto altre recensioni del libro e interviste all'autrice: il libro prometteva di essere il racconto delle sue esperienze personali e professionali.


L'esperienza è stata positiva. Claudia racconta la sua esperienza personale di cambio di rotta professionale e di come questo le abbia permesso di migliorare la sua vita e la gestione dei figli, il tutto però con molti consigli adatti a tutte le mamme.
Basta guardare in rete per vedere che sempre più mamme affiancano un'attività virtuale ad una di tipo tradizionale oppure sostituiscono quest'ultima con la prima.
L'autrice mette in guardia dai guadagni facili e abbondanti: un'attività in rete è un'attività come le altre. Per farla crescere occorrono impegno, dedizione, fantasia, molto tempo.

Il primo capitolo "Mamme e lavoro" è incentrato sui pro e i contro di un'attività di questo tipo e sul rapporto che esiste appunto tra l'essere mamme e lavorare. Una volta la donna per lo più non lavorava ed era comunque aiutata da una famiglia. Oggi, molto spesso, i nonni lavorano ancora o sono lontani, per cui la mamma si trova a gestire lavoro, bambini e casa da sola o quasi.
Vi è poi un capitolo che aiuta chi sta pensando di aprire un'attività on-line a trovare la propria strada e un altro che spiega l'importanza della rete sia dal punto di vista professionale che sociale e di aiuto. I molti blog scritti da mamme e a loro dedicati costituiscono ormai una vera e propria rete di aiuto reciproco, anche se a distanza. Anche l'aspetto umano è importante, soprattutto se si lavora da casa e si passano molte ore da sole e/o in compagnia solo dei bambini.
Nell'ultimo capitolo ci sono interviste ad alcune imprenditrici della rete, che raccontano come hanno costruito la loro attività e come riescono a conciliarla con la famiglia.
Utilissimi, infine, i siti indicati alla fine del libro.

Insomma, un libro da leggere per chi è mamma (ma anche per chi non lo è) e vuole trovare un modo nuovo per potersi occupare della famiglia senza rinunciare al lavoro. In questi tempi di crisi, utile come non mai.
Non ci sono teorie, solo l'esperienza di chi è riuscita nel suo scopo e convive con la sua nuova attività (e relative difficoltà) giorno per giorno.


Ecco i dati del libro (casa editrice: http://www.leoneverde.it/)

La mia mamma sta con me

conciliare famiglia e lavoro grazie a internet





collana: Il bambino naturale
pagine: 176
anno pubblicazione: 2011
ISBN: 9788865800263
autori: Claudia Porta

18 giugno 2012

LL: Due libri da studiare nelle vacanze

Per questo ultimo appuntamento prima delle vacanze estive (Lunedì Libri tornerà a metà settembre) vi segnalo due libri che non ho ancora letto, ma che ho in proposito di studiare quest'estate come aggiornamento continuo.
Spero di riuscire ad affrontare i due tomi nonostante la mole di lavoro che già inizia ad incombere, perché riguardano un argomento di attualità e che mi interessa molto.

Sono due testi universitari sui biomateriali e sulle loro applicazioni con i tessuti umani.
L'argomento mi permetterà di affrontare con maggiore sicurezza tutte quelle traduzioni nel settore medico e dei dispositivi medici e anche di ampliare l'offerta per i miei clienti del settore.

Come dicevo qualche post fa, traducendo si impara e si impara per tradurre.

Ecco una breve descrizione dei due testi (presa dal sito della Casa Editrice):
Autore: Di Bello C.
Biomateriali
Introduzione allo studio dei materiali per uso biomedico
Materia: Bioingegneria
Sommario: Considerazioni generali sui biomateriali - la struttura dei solidi - le biomolecole - la cellula e i suoi componenti - i tessuti biologici - la biocompatibilità: norme, requisiti e verifiche - la superficie dei biomateriali: tecniche di analisi e modificazione - biomateriali polimerici - biomateriali metallici - biomateriali ceramici - biomateriali compositi - ingegneria tessutale.


Autori: Di Bello C., Bagno A.
Interazioni tra biomateriali e tessuti
Materia: Bioingegneria
Sommario: Prefazione – introduzione – il primo contatto con l’ambiente biologico – il fenomeno dell’adesione cellulare – interazioni tra biomateriali e sangue – la guarigione di una ferita – guarigione attorno ad un dispositivo implantare – strategie biomimetiche – molecole bioattive per la rigenerazione del tessuto osseo – cellule staminali e medicina rigenerativa – la ricostruzione di valvole cardiache – il futuro della bioingegneria e della medicina rigenerativa.






Buona lettura e buone vacanze!
Avrete anche voi i "compiti delle vacanze"?

4 giugno 2012

LL: Technical writing for dummies di Sheryl Lindsell-Roberts

Sicuramente conoscete tutti la collana "For dummies": gli argomenti spaziano dall'informatica alle lingue al giardinaggio.
Il libro che vi consiglio oggi riguarda la scrittura tecnica ed è scritto (solo in inglese) da una professionista che si occupa proprio di scrittura tecnica.
In questo genere di testi devo dire che preferisco gli anglosassoni, perché sono più pratici, incisivi, vanno dritti al punto. E questo testo è proprio un riassunto di queste qualità.
Gli argomenti sono supportati da molti esempi, da consigli pratici, da suggerimenti, che rendono la lettura più piacevole e stimolante. Come spesso accade, l'autrice usa un linguaggio molto informale, che rende il tutto più "simpatico da leggere".
La prima parte costituisce una guida essenziale per
  • la ricerca e l'organizzazione delle informazioni per il testo che si deve scrivere,
  • la pianificazione e la suddivisione delle varie parti del progetto all'interno di un gruppo di lavoro
  • l'elaborazione del testo vero e proprio (con molti consigli per "pulire" il testo e renderlo gradevole e leggibile anche se tratta di argomenti potenzialmente noiosi)
Vi sono poi molti esempi di testi tecnici classici: dal manuale per l'utilizzatore, alle schede tecniche di un prodotto, alla documentazione correlata ad un software, ecc.
Una parte è dedicata agli elenchi, molto di moda attualmente e molto cari al mondo anglosassone: dieci modi per...
Infine, il testo è corredato da una serie di appendici più tecniche su abbreviazioni, punteggiatura e argomenti analoghi.
Sto terminandone la lettura, ma mi pare un libro molto utile per chi vuole darsi alla scrittura tecnica, o per chi semplicemente comprende l'importanza della scrittura e vuole imparare a scrivere nel migliore dei modi. L'unico neo è che non esiste la traduzione in italiano.
Ve lo consiglio comunque, sia per l'argomento, ma soprattutto per il taglio pratico e ricco di spunti con cui viene trattata la scrittura tecnica. Scordatevi il classico manualone accademico pieno di teoria. Qui, solo pratica.

Ecco i dati del libro:
Technical Writing For Dummies
ISBN: 978-0-7645-5308-0
336 pagine
Febbraio 2001
 


Maggiori informazioni e l'indice del libro li trovate sul sito For Dummies.

Buona lettura!

1 giugno 2012

Tradurre = Imparare

Ciò che più apprezzo della traduzione è che ti costringe quotidianamente a imparare qualcosa di nuovo.

Da una parte, ti obbliga a informarti, studiare, leggere, imparare per poter tradurre. Un argomento da approfondire, regole grammaticali e stilistiche, un settore non troppo conosciuto (ma il cliente è di quelli che conviene tenerseli stretti).
Allora via con dizionari, forum, libri specialistici, opuscoli, filmati, e chi più ne ha più ne metta. Qualsiasi traduttore serio vi dirà che per specializzarsi in un settore particolare è necessario studiare e ancora studiare, aggiornarsi, tenersi informati. Questo succede anche a me nel mio settore. OK sono un chimico MA non so tutto di chimica. Per fortuna ci sono testi, newsletter, convegni e incontri.




Dall'altro lato, ogni volta che hai davanti un testo da tradurre impari qualcosa. Mentre traduci leggi, presti notevole attenzione al testo, studi. E impari. Un nuovo farmaco per la cura della depressione, il bilancio dell'azienda, il vincitore del premio letterario... Tutte notizie che entrano dentro di te e arricchiscono il bagaglio culturale.
E' per questo che dico sempre - ai miei clienti, ai clienti potenziali, a chi mi chiede che lavoro faccio - che essere chimico e fare il traduttore non è un bisticcio, ma contribuisce ad arricchire entrambe le professioni, a vantaggio del cliente e del lettore.

Cosa c'entra questa foto, vi chiederete? E' una metafora della traduzione, che prende per mano il traduttore e lo accompagna nell'apprendere cose nuove.

21 maggio 2012

LL: facciamo che eravamo scienziati

Oramai sapete quanto è importante per me insegnare ai piccoli l'importanza della scienza e dell'osservazione di ciò che accade attorno a noi.

Per questo, in questo appuntamento con i libri vi segnalo il mio ultimo acquisto al Salone, già letto e messo in pratica (fra stupore e divertimento dei giovanissimi allievi).
Si intitola "Facciamo che eravamo scienziati" e raccoglie, come dice il sottotitolo, una serie di esperimenti divertenti da fare con bambini di età prescolare per insegnare loro le proprietà dell'acqua, dell'aria e alcune leggi della fisica.

Si tratta di esperimenti semplicissimi, da realizzare con materiali innocui e facilmente reperibili nelle nostre abitazioni (detersivo per piatti, acqua, stoffa, bicchieri di plastica).

E' inutile sottoporre ai bambini esperienze complicate e difficilmente ripetibili. Questi esperimenti sono semplici e fanno partecipare i bambini attivamente, per evitare l'effetto noia e aiutarli a capire meglio.


Ogni esperimento, nel testo, è corredato da una spiegazione scientifica rigorosa ma a misura di bambino, nonché di una serie di indicazioni per eseguire l'esperimento nel migliore dei modi, evitando le "bucce di banana".

Un libro per rispondere alla curiosità naturale dei più piccoli e per stimolarne la capacità di osservazione.
Per maggiori dettagli sul libro e sulle modalità di acquisto (e per curiosare tra le interessanti proposte di questa casa editrice giovanissima), ecco la scheda del libro.













Buona lettura!!!

16 maggio 2012

Scrivere è come pulire i carciofi

Da quando ho deciso di programmare i post di questo blog, raramente faccio eccezioni.
Questa volta però non posso fare a meno di riportare integralmente un articolo di Annamaria Testa sull'importanza della rilettura dei testi che scriviamo. Argomento che risulta importante anche nel corso sulla revisione che sto seguendo.

Ringrazio Luisa Carrada che ha segnalato questo stesso articolo sul suo blog e che me l'ha fatto scoprire.

Ecco il testo dell'articolo:

QUESTIONI DI METODO – SCRITTURA, RILETTURA E CUCINA DEI CARCIOFI

Capita spesso che ragazze e ragazzi mi facciano vedere i loro scritti. Perfino a quelli che vogliono fare pubblicità chiedo di mostrarmi almeno un testo lungo: da un titolo pubblicitario, per quanto brillante sia, è impossibile capire se uno maneggia le parole decentemente, e con grazia.
Così, in novantacinque casi su cento, dopo poco mi ritrovo a fare la medesima domanda: santa polenta, ma hai riletto quel che hai scritto?
Le risposte vanno da no, perché andavo di fretta (argh) a sì, certo (ehm).  
… e quante volte hanno riletto, ‘ste anime sante? Una volta. Una. Una sola.
Beh, si scrive e poi si rilegge scorrendo le righe e morta lì, no?

Spiego che si rileggono una volta gli sms. Le mail, se sono non brevissime, qualche volta in corso di scrittura e poi alla fine, prima di cliccare send. Ma un testo per il pubblico va riletto mooolte volte. E, a ogni rilettura, qualcosa va aggiustato. Spesso, quando si modifica una frase, anche la punteggiatura va cambiata di conseguenza.
Il testo apparirà tanto più necessario e naturale quanto più sarà stato, con un paziente e invisibile lavoro di affinamento, reso adatto a dire esattamente quel che vuol dire. Né di più né di meno.
Mi guardano con gli occhioni spalancati, ‘sti pivelli.

Allora parte il teatrino. Prendo la penna e, mentre quelli fanno spallucce, comincio a segnare gli errori di ortografia: accenti, apostrofi. E orrendezze anche peggiori.
… poi segno le frasi storte, o perché i tempi verbali non concordano, o perché non concordano verbi e soggetti, collocati alle opposte periferie di periodi caotici. Oppure perché o il verbo o il soggetto è definitivamente missing. Poi segno gli anacoluti, che sembrano disinvolti ma sono solo bruttarelli: per esempio l’orologio, Pippo lo aveva rotto…
Segno le parole ripetute senza intenzione o necessità e a breve distanza (es: fino ad ora Pippo era in ritardo di mezz’ora). Già che ci sono, dove posso tolgo le d eufoniche. Segno i salti ingiustificati dal passato al presente o viceversa e, se sono ripetuti e ammucchiati in poche righe, gli andirivieni tra “noi”, “tu”, forme impersonali.
Segno le frasi di cui il testo può fare a meno senza perdere un milligrammo di senso. Intanto ho guardato la punteggiatura: di solito trovo virgole sparse dove capita, come petali di rosa sul percorso della processione. O come fiati presi a caso da un attore maldestro.
Ah: comincio a segnare anche le parole fuori tono. Per esempio quelle troppo colloquiali in un testo tutto in punta di penna, o viceversa.
E segno le formule goffe o antiquate: ci sono ventenni che usano egli, al fine di, allorquando e altri muffosi avanzi del tempo che fu.

Poi vado a vedere se la scrittura ha ritmo. E se ci sono dei cortocircuiti di senso.
Uno degli esempi più divertenti mi è capitato di recente. È l’incipit di un testo di intenzione peraltro non disprezzabile:
Il braccio chiede consiglio alla mente e intanto è sulla porta del cuore ad origliare ogni suo sospiro.
Dico all’autore: e ora, anima santa, visualizza quel che hai scritto. 
C’è un braccio (tranciato?) che chiede consiglio alla mente (come fa? Parla? Pensa? È telepatico?) e intanto (sempre lui, il braccio multitasking) è sulla porta del cuore (urca!) ad origliare (il braccio ha orecchie?) ogni suo sospiro (e come fa a sospirare, il cuore? Ha una bocca? E i polmoni, in questo campionario anatomico, che fanno? Battono?).
Spero di avervi dato un’idea di quel che si può trovare se ci si prende la briga di passare un testo al setaccio fine. E sì, certo, le metafore vanno bene, eccome: ma solo se non collassano l’una sull’altra in una poltiglia di incongruenze.

Naturalmente tutto questo lavoro di rilettura parte dal presupposto che il testo racconti qualcosa che val la pena di leggere, se no è meglio risparmiarsi anche la fatica di scrivere e dedicarsi a qualche hobby più divertente.
Ma se uno decide di scrivere, non c’è verso. Deve anche rileggere, se ha un minimo di rispetto per il proprio pensiero. E quandi dico “rileggere” intendo: con attenzione, e più di una volta. Quante volte? Tante: cinque, dieci, anche venti se il testo è lungo o complesso.

In sostanza, lavorare su un testo è come cucinare carciofi. PRIMA si puliscono e si tirano via le foglie dure e guaste. POI si taglia la punta: via tutte le spine. POI si dividono a metà, o in quarti, eliminando anche quelle barbette interne fetenti e traditrici che, se finiscono in bocca, allappano. POI bisogna lavarli bene bene.
Solo se è stata tirata via la roba sbagliata, brutta, inutile ci si può divertire coi profumi e i sapori. E si può mettere in pentola aggiungendo tutto quel che serve.
Mi diceva però l’ortolano che adesso la gente non vuol più rompersi l’anima, perdere tempo e pungersi per pulire i carciofi: molti preferiscono quelli già pronti, sfogliati, privati del gambo, decapitati. Anche se fanno tristezza, rinsecchiti e nerastri come sono.
Ma chi scrive deve rassegnarsi. E pulire bene i suoi carciofi.

carciofi

15 maggio 2012

Non ci resta che leggere


Venerdì il mio secondo Salone del Libro.
Il primo, più di 10 anni fa, come avida lettrice e studentessa universitaria.
Questo, come traduttrice, blogger, mamma, con una consapevolezza e un'attenzione da addetta ai lavori.

Forse per questo è stata una mattinata intensa e molto molto stancante? Sarà stata la folla oceanica, il caldo, i pesi da portare, i chilometri a piedi, o più probabilmente una somma di tutti questi aspetti...



Cosa dire? E' stata un'esperienza emozionante, già solo per il fatto di trovarsi davanti, inaspettatamente, scrittori famosi (e attori, metti Veronica Pivetti...).






Oltre alle case editrici note ho scoperto una folla di case editrici nuove, piccole, ma molto interessanti. Vi segnalo, per tutte, Scienza Express, con un catalogo di titoli sulla scienza spiegata ai più piccoli davvero notevole. Anche piacevoli i numerosissimi libri per bambini di argomenti diversissimi, ma originali, divertenti, illustrati benissimo, geniali. Insomma, il mondo dell'editoria ha capito che i piccoli lettori sono importanti e devono essere coccolati e nutriti.
Ho apprezzato molto anche il connubio libri-musica (da musicofila quale sono): gran parte di uno dei padiglioni ospita strumenti musicali, sessioni di musica di vari generi e case editrici musicali.

Naturalmente, poi non poteva mancare il nuovo protagonista del mondo dei libri, l'e-reader.
Ho visitato vari stand di produttori di e-reader e e-book, provato la nuova tecnologia,...e stabilito che per il momento rimango affezionata al vecchio libro di carta.








Insomma, un'esperienza positiva, che ripeterò il prossimo anno...magari dotata di trolley capiente per il trasporto dei libri.



Il titolo del post deriva dalla frase che campeggiava su alcuni stand. In un periodo di crisi globale, che copre tutti i settori e tutti i paesi, non ci resta che leggere.

PS. Le foto sono tutte fai-da-me.

10 maggio 2012

Perché imparare a scrivere?


 

Strana domanda, direte. Un traduttore è già capace a scrivere.
Vero, ma l'importante è imparare a scrivere BENE. Il traduttore non è un semplice strumento meccanico che trascrive parole da una lingua all'altra. E' anch'egli uno scrittore. Deve consegnare un testo tradotto che sia leggibile e naturale, cioè che sembra stato scritto nella lingua in cui invece è stato tradotto.

Di questo argomento si è parlato nel corso di Isabella Blum che ho seguito lo scorso anno e se ne parla in quello sulla revisione che sto seguendo adesso.
Pur avendo appurato che non esiste LA traduzione perfetta e che la perfezione non esiste, è comunque importante che il traduttore faccia bene il suo lavoro. Penso, soprattutto, nel caso di traduzioni più creative come quelle letterarie, o nel settore della pubblicità. Qui la capacità del traduttore può davvero fare la differenza.

Lunedì vi ho consigliato un libro e un sito utilissimi per imparare questo mestiere. La perfezione non esiste ma ci si può sempre avvicinare.

Quello che ritengo importante, però, è che tutti dobbiamo imparare a scrivere, non solo chi lo fa per lavoro.
Quando penso alla scrittura collego sempre un foglio e una penna, la scrittura manuale, lelettere scritte agli amici di penna. Oggi gran parte della scrittura avviene su computer e altri strumenti tecnologici e allora sembra più facile, più alla portata di tutti. Errore. Non è questione di esercizi di ortografia e sintassi, di temi e dettati come si faceva un tempo a scuola.

Scrivere serve a comunicare e oggi più che mai la comunicazione è importante a 360°.

Vi basta come motivazione per imparare a scrivere?
Io scrivo, ma sto ancora imparando a farlo...

A proposito. Per imparare a scrivere bisogna leggere, leggere e ancora leggere. Domani sarò al Salone del Libro di Torino. Quale luogo migliore per leggere?