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29 marzo 2013

E per Pasqua, un uovo pieno di libri

'Madame Oiseau Easter Egg Profile' photo (c) 2011, Lee McCoy - license: http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/ Sia chiaro, non che io disdegni le uova di cioccolato, anzi. Le ho sempre preferite alla sorpresa. Per esempio, un bell'uovo di cioccolato amaro con nocciole intere, spesso e profumato...

OK, non è della mia golosità che volevo parlarvi.

Visto che oltre che golosa di dolci lo sono di libri, per Pasqua mi sono regalata tre libri da leggere per ampliare le mie conoscenze sulla scrittura. Sapete quanto ritengo importante saper scrivere bene, e sapete anche che credo non si sappia mai scrivere abbastanza bene.

In ogni caso, ecco i tre libri nuovi nuovi:

Il nuovissimo "Lavoro, dunque scrivo" di Luisa Carrada.
Sul suo sito potete trovare indice e scheda del libro e anche un assaggio del testo stesso.
Al momento l'ho appena sfogliato e già mi hanno colpito le pagine molto grafiche (del tipo che se parlo del grassetto il testo è scritto in grassetto e non in corsivo), ma sono comunque sicura che non mi deluderà.

Chi ha visto CenerOntola? di Davide Nonino, manuale di scrittua creativa con illustrazioni divertenti.

E per finire, un manualetto Zanichelli sulla scrittura creativa:
Scrivere la natura di Davide Sapienza e Franco Michieli.

Inutile dirvi che non vedo l'ora di leggerli.
Forse, se nel prossimo uovo trovassi anche un po' di tempo per farlo...

E voi cosa volete trovare o avete trovato nell'uovo di Pasqua?



26 marzo 2013

Curriculum vitae: errori ed orrori




Mi capita spesso di ricevere curriculum da parte di colleghi o studenti che si propongono come collaboratori.

Generalmente cerco di rispondere a tutti, cortesemente e in tempi brevi, anche se con una frase negativa, nel caso in cui non sia in grado di offrire una collaborazione, memore di quando mi trovavo io dall'altra parte della barricata.

Spesso però questi CV sono o contengono errori ed orrori che farebbero scappare a gambe levate anche il più navigato dei selezionatori di personale.
Ormai si trova moltissimo sul web su come scrivere un CV, una presentazione, eppure a volte gli orrori derivano esclusivamente dalla mancanza di buon senso.

Ecco un paio di consigli, non per scrivere un CV vincente (se sapessi questi consigli probabilmente sarei top manager di qualche multinazionale multimiliardaria), ma per scrivere un CV che venga almeno letto fino in fondo e non cestinato appena aperto.

- Grammatica e ortografia: lo ripetono tutti i siti che danno consigli di questo genere. Inoltre dovrebbe essere una cosa naturale che un diplomato/laureato sia in grado di scrivere un CV corretto dal punto di vista formale e grammaticale. Eppure spesso, molto spesso, gli errori di ortografia, di spelling, di grammatica spuntano come funghi.
La prima impressione che chi legge ha è di una persona poco attenta e svogliata (non ha nemmeno riletto quello che ha scritto), più che di persona ignorante (beh, dipende dagli errori...).

Chi darebbe lavoro a una persona che non ha la voglia/la pazienza di rileggere una paginetta scritta in word?

- Lunghezza: OK, la lunghezza dipende dalle esperienze lavorative e dal percorso di ciascuno, però trovarsi davanti un mini romanzo sulla vita di qualcun altro non invoglia alla lettura.
Certo, se si usa il formato europeo (richiesto da tanti), anche il mio CV diventa un capitolo di Guerra e Pace. Allora perché, potendo, non utilizzare un formato personalizzato, in cui si riportano le informazioni essenziali, ma importanti?
Meglio un CV breve e contenente i tratti salienti della vostra formazione e delle capacità, invece che un elenco noiosissimo di mansioni per lo più irrilevanti per l'occupazione che andate cercando.
Avete svolto numerosi lavoretti di vario tipo invece che starvene con le mani in mano? Benissimo! Giustissimo farlo vedere, si dimostra di essere persone che si adattano, sono attive e cercano di migliorarsi. Se i lavoretti non sono pertinenti al lavoro che si sta cercando, meglio raggrupparli in una frase del tipo "Negli anni dell'università ho affiancato agli studi una serie di lavori temporanei nel settore della ristorazione/grande distribuzione/ecc."

- Centrare il target. Si dice che ogni CV dovrebbe essere personalizzato per l'azienda/il tipo di lavoro/la posizione a cui è indirizzato. Parliamoci chiaro, nessuno ha tempo di preparare centinaia di CV diversi (perché al giorno d'oggi bisogna mandarne centinaia per avere qualche chance, parlo per esperienza personale). Va bene allora un modello "per tutte le occasioni", da modificare eventualmente per casi particolari. Se vi candidate per una posizione da traduttore in house, il CV che invierete a tutte le agenzie scelte potrà essere lo stesso.
Meglio sarà personalizzare, almeno un minimo, la lettera/e-mail di accompagnamento. In questo modo darete l'impressione di una persona interessata all'azienda alla quale si rivolge, che ha avuto la voglia e l'interesse di visitare il sito web, di capire a chi inviare il CV e così via.

Vietate le lettere di presentazione di massa e le e-mail di massa! Il vostro CV viene automaticamente cestinato nel 99,99% dei casi.

Nel target c'entra anche la lingua del CV. Se inviate un CV ad un'azienda tedesca, o scrivete il vostro CV in tedesco, o al massimo in inglese, che è usato praticamente ovunque. Ma se vi rivolgete a un italiano, non inviategli un CV in tedesco o in francese. Mi è successo. Una persona italiana, dopo che ho fatto presente che non lavoro con il tedesco, mi ha inviato un CV in tedesco. In italiano o in inglese no?
Anche questo è indice di attenzione nei confronti dell'interlocutore.

Consiglio en passant: se scrivete CV in lingue diverse dalla vostra, sarebbe meglio far controllare il testo da un madrelingua, per evitare errori e brutte figure.

Altra cosa. Va bene fornire prove delle proprie capacità al futuro (si spera) datore di lavoro. Non va bene inondargli la casella di copie di attestati, lettere di referenze e così via. Meglio un elenco dei corsi seguiti, dei diplomi conseguiti: un documento singolo che racchiuda tutte le informazioni, anche separato dal curriculum vero e proprio. Se interessato, al limite il selezionatore richiederà in seguito prove fisiche di ciò che affermate.

Per finire, last but not least: non raccontate bugie! Se avete 20 anni, siete appena diplomati e cercate un lavoro, non ci crede nessuno che siete già stati a capo di un team di colleghi e adesso, pur essendo così bravi, siete alla ricerca di un lavoro. Allo stesso modo, se avete finito l'università un mese fa, per quanto bravi possiate essere, è quasi impossibile che sappiate già tradurre perfettamente in 10 campi di specializzazione.

Davanti ad affermazioni del genere, le mie reazioni sono due: o mi metto a ridere, oppure (specie se la notte ho dormito male) mi innervosisco e rispondo per le rime. Ma si sa, ho un brutto carattere...

Avete altri consigli per sperare di non farsi cestinare il CV?
Qui ne trovate alcuni.

9 novembre 2012

Un libro rovinato dagli errori

'No more study' photo (c) 2011, Lorenzo Blangiardi - license: http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/ Qualche settimana fa ho letto un romanzo poliziesco di una nota casa editrice. Il libro era appena uscito e devo dire che la storia era molto appassionante e bella.

Peccato però che il libro fosse infarcito di errori. A parte gli errori di stampa - che comunque dovrebbero essere assenti in un libro pubblicato - vi erano moltissimi errori di traduzione, anche molto grossolani.

Qualche esempio? Nitrogeno (da nitrogen) per azoto, camera per videocamera.

Errori che anche un traduttore non proprio esperto avrebbe potuto evitare semplicemente consultando un dizionario generico (anche perché nitrogeno, per esempio, non esiste).
Errori che non sono stati notati nemmeno in fase di revisione (ammesso che ve ne sia stata una - lo spero).

Capisco le tempistiche di consegna molto strette, capisco una disattenzione, capisco molte cose, anche io sono traduttrice e anche io faccio errori - è umano.
Però sicuramente traduttore e casa editrice non hanno fatto una gran figura.
Certo, magari non tutti i lettori notano queste situazioni, ma io credo che si debba svolgere il proprio lavoro al meglio, qualsiasi sia il lavoro. O no?

10 luglio 2012

Dire (quasi) la stessa cosa

Mi scuserà il signor Eco se prendo a prestito il titolo di uno dei suoi libri sulla traduzione.
E' che ho appena terminato la revisione di parecchi testi e vorrei condividere alcune riflessioni con i miei lettori.
In generale, spesso chi non traduce crede che la traduzione sia una trasposizione del testo da una lingua ad un'altra "in modo che si capisca". Non importa se la traduzione non è fedele all'originale, se lo stile è diverso, se alcune parti sono state riassunte invece che tradotte, ecc.
Alcune volte, purtroppo, errori di questo genere si trovano anche tra colleghi o presunti tali.
Se in alcuni testi la libertà del traduttore in termini di vocabolario e stile è più elevata, nei testi tecnici scompare del tutto, fermo restando la necessità di produrre un testo leggibile e comprensibile per i destinatari.
In un testo tecnico (norme, brevetti, manuali, schede di sicurezza) la scelta dei termini è fondamentale. Usare un sinonimo o un'accezione diversa di un termine può essere fonte di errori. Se l'originale ripete cento volte lo stesso termine, chi traduce scriverà cento volte la traduzione di quello stesso termine. Non un sinonimo, per rendere il testo più leggibile. Una norma tecnica non è un romanzo bestseller. E' noiosa da leggere, ma deve essere scritta in un certo modo. Punto.
Stesso discorso per lo stile. Lo stile è impersonale, generalmente (mi riferisco a norme, istruzioni, manuali) con verbi all'infinito e frasi spesso brevi e lineari. Perché modificare lo stile con frasi subordinate, lunghe, disposizioni diverse di verbo/complemento? Di nuovo, il lettore non deve divertirsi, deve imparare a eseguire una determinata azione o serie di azioni.
Spesso il brutto è che il significato non cambia. I termini usati sono in qualche modo corretti lo stesso. I concetti di base sono stati comunque trasmessi. Ma non è la stessa cosa, non è lo stesso testo.
La traduzione - specie quella tecnica - non è una forma di scrittura creativa.

Quando vedo errori di questo genere in testi tradotti da colleghi mi arrabbio.
Se il traduttore non ha chiaro il tipo di testo che si trova davanti, il suo scopo e il pubblico di destinazione, non ha capito gran parte del suo compito. Purtroppo però la prassi è molto diffusa.
I non addetti ai lavori spesso non si accorgono o non si interessano. Eppure queste "scelte di stile" possono produrre gravi danni.
Pensate ad un brevetto. Ogni parola deve essere ben ponderata o cambieranno l'oggetto e l'ambito di protezione del documento.
Purtroppo spesso errori in apparenza banali generano una reazione disastrosa a catena.

13 giugno 2012

Una guida di stile che ha a cuore il lettore

Mi è arrivato da tradurre un documento di consenso informato, il cui scopo è di fornire informazioni e indicazioni ai pazienti per permettere loro di decidere se partecipare o meno ad uno studio clinico.

Insieme a tutto il materiale di riferimento, ho trovato una guida di stile del cliente (una casa farmaceutica), con indicazioni per la traduzione e lo stile da adottare.
Per prima cosa la guida è brevissima, una pagina.
Non ci sono regole complicate, formalismi inutili. Solo alcune indicazioni.
Come il cliente sottolinea, il documento fornisce informazioni importanti ai pazienti. I pazienti, sulla base di quanto leggono, devono prendere una decisione. E' importante quindi che il testo sia leggibile e facilmente comprensibile per qualsiasi partecipante di età superiore ai 16 anni, indipendentemente dal bagaglio culturale e dall'istruzione ricevuta.

Suggerisce poi alcuni punti:
- evitare di usare gergo medico e accademico e utilizzare per quanto possibile un linguaggio chiaro e semplice
- evitare frasi dalla costruzione complicata. Meglio spezzettare una frase lunga e complessa in frasi più semplici
- usare tempi verbali attivi piuttosto che passivi
- usare l'imperativo il meno possibile

Aggiunge ancora che preferisce una traduzione libera del testo a favore della chiarezza e della semplicità.

Ho voluto riportare questo esempio per sottolineare che a volte una guida di stile breve ma chiara è di grande utilità per il traduttore. Inoltre si comprende che il cliente ha ben chiara la funzione del testo e il pubblico di destinazione e che desidera che il traduttore faccia altrettanto.
Una casa farmaceutica (generalmente odiate e bistrattate) che ha a cuore effettivamente la salute dei propri pazienti e lo dimostra anche nel linguaggio e nello stile che usa per i propri documenti.

Nei corsi di Isabella Blum (soprattutto quello sui tecnicismi scientifici) che ho seguito e nel libro di Luisa Carrada si è parlato spesso di guide di stile, dell'importanza di adattare stile e linguaggio al lettore finale, notando come queste regole siano rispettate di rado.
Finalmente qualcuno che fa buon uso della lingua come veicolo di informazioni!

4 giugno 2012

LL: Technical writing for dummies di Sheryl Lindsell-Roberts

Sicuramente conoscete tutti la collana "For dummies": gli argomenti spaziano dall'informatica alle lingue al giardinaggio.
Il libro che vi consiglio oggi riguarda la scrittura tecnica ed è scritto (solo in inglese) da una professionista che si occupa proprio di scrittura tecnica.
In questo genere di testi devo dire che preferisco gli anglosassoni, perché sono più pratici, incisivi, vanno dritti al punto. E questo testo è proprio un riassunto di queste qualità.
Gli argomenti sono supportati da molti esempi, da consigli pratici, da suggerimenti, che rendono la lettura più piacevole e stimolante. Come spesso accade, l'autrice usa un linguaggio molto informale, che rende il tutto più "simpatico da leggere".
La prima parte costituisce una guida essenziale per
  • la ricerca e l'organizzazione delle informazioni per il testo che si deve scrivere,
  • la pianificazione e la suddivisione delle varie parti del progetto all'interno di un gruppo di lavoro
  • l'elaborazione del testo vero e proprio (con molti consigli per "pulire" il testo e renderlo gradevole e leggibile anche se tratta di argomenti potenzialmente noiosi)
Vi sono poi molti esempi di testi tecnici classici: dal manuale per l'utilizzatore, alle schede tecniche di un prodotto, alla documentazione correlata ad un software, ecc.
Una parte è dedicata agli elenchi, molto di moda attualmente e molto cari al mondo anglosassone: dieci modi per...
Infine, il testo è corredato da una serie di appendici più tecniche su abbreviazioni, punteggiatura e argomenti analoghi.
Sto terminandone la lettura, ma mi pare un libro molto utile per chi vuole darsi alla scrittura tecnica, o per chi semplicemente comprende l'importanza della scrittura e vuole imparare a scrivere nel migliore dei modi. L'unico neo è che non esiste la traduzione in italiano.
Ve lo consiglio comunque, sia per l'argomento, ma soprattutto per il taglio pratico e ricco di spunti con cui viene trattata la scrittura tecnica. Scordatevi il classico manualone accademico pieno di teoria. Qui, solo pratica.

Ecco i dati del libro:
Technical Writing For Dummies
ISBN: 978-0-7645-5308-0
336 pagine
Febbraio 2001
 


Maggiori informazioni e l'indice del libro li trovate sul sito For Dummies.

Buona lettura!

28 maggio 2012

Congiuntivo? Chi era costui?

Desidero segnalarvi un interessante articolo della collega Chiara Foppa Pedretti sulla ormai totale assenza del congiuntivo nella lingua italiana.

http://traduzioniealtrestorie.wordpress.com/2012/05/28/congiuntivi-e-tv-vicini-al-divorzio/

Mi associo completamente al suo lamentarsi della sciatteria della lingua parlata.
Buona lettura!

15 maggio 2012

Non ci resta che leggere


Venerdì il mio secondo Salone del Libro.
Il primo, più di 10 anni fa, come avida lettrice e studentessa universitaria.
Questo, come traduttrice, blogger, mamma, con una consapevolezza e un'attenzione da addetta ai lavori.

Forse per questo è stata una mattinata intensa e molto molto stancante? Sarà stata la folla oceanica, il caldo, i pesi da portare, i chilometri a piedi, o più probabilmente una somma di tutti questi aspetti...



Cosa dire? E' stata un'esperienza emozionante, già solo per il fatto di trovarsi davanti, inaspettatamente, scrittori famosi (e attori, metti Veronica Pivetti...).






Oltre alle case editrici note ho scoperto una folla di case editrici nuove, piccole, ma molto interessanti. Vi segnalo, per tutte, Scienza Express, con un catalogo di titoli sulla scienza spiegata ai più piccoli davvero notevole. Anche piacevoli i numerosissimi libri per bambini di argomenti diversissimi, ma originali, divertenti, illustrati benissimo, geniali. Insomma, il mondo dell'editoria ha capito che i piccoli lettori sono importanti e devono essere coccolati e nutriti.
Ho apprezzato molto anche il connubio libri-musica (da musicofila quale sono): gran parte di uno dei padiglioni ospita strumenti musicali, sessioni di musica di vari generi e case editrici musicali.

Naturalmente, poi non poteva mancare il nuovo protagonista del mondo dei libri, l'e-reader.
Ho visitato vari stand di produttori di e-reader e e-book, provato la nuova tecnologia,...e stabilito che per il momento rimango affezionata al vecchio libro di carta.








Insomma, un'esperienza positiva, che ripeterò il prossimo anno...magari dotata di trolley capiente per il trasporto dei libri.



Il titolo del post deriva dalla frase che campeggiava su alcuni stand. In un periodo di crisi globale, che copre tutti i settori e tutti i paesi, non ci resta che leggere.

PS. Le foto sono tutte fai-da-me.

10 maggio 2012

Perché imparare a scrivere?


 

Strana domanda, direte. Un traduttore è già capace a scrivere.
Vero, ma l'importante è imparare a scrivere BENE. Il traduttore non è un semplice strumento meccanico che trascrive parole da una lingua all'altra. E' anch'egli uno scrittore. Deve consegnare un testo tradotto che sia leggibile e naturale, cioè che sembra stato scritto nella lingua in cui invece è stato tradotto.

Di questo argomento si è parlato nel corso di Isabella Blum che ho seguito lo scorso anno e se ne parla in quello sulla revisione che sto seguendo adesso.
Pur avendo appurato che non esiste LA traduzione perfetta e che la perfezione non esiste, è comunque importante che il traduttore faccia bene il suo lavoro. Penso, soprattutto, nel caso di traduzioni più creative come quelle letterarie, o nel settore della pubblicità. Qui la capacità del traduttore può davvero fare la differenza.

Lunedì vi ho consigliato un libro e un sito utilissimi per imparare questo mestiere. La perfezione non esiste ma ci si può sempre avvicinare.

Quello che ritengo importante, però, è che tutti dobbiamo imparare a scrivere, non solo chi lo fa per lavoro.
Quando penso alla scrittura collego sempre un foglio e una penna, la scrittura manuale, lelettere scritte agli amici di penna. Oggi gran parte della scrittura avviene su computer e altri strumenti tecnologici e allora sembra più facile, più alla portata di tutti. Errore. Non è questione di esercizi di ortografia e sintassi, di temi e dettati come si faceva un tempo a scuola.

Scrivere serve a comunicare e oggi più che mai la comunicazione è importante a 360°.

Vi basta come motivazione per imparare a scrivere?
Io scrivo, ma sto ancora imparando a farlo...

A proposito. Per imparare a scrivere bisogna leggere, leggere e ancora leggere. Domani sarò al Salone del Libro di Torino. Quale luogo migliore per leggere?