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6 ottobre 2013

 




 Come anticipato nel post precedente, il blog cambia sede, diventa appendice e complemento del sito
Barratraduzioni.

Il nuovo indirizzo è blog.barratraduzioni.it

Questo blog rimarrà in vita almeno finché non riuscirò a far migrare i vecchi post nel nuovo blog (ci sto lavorando).
Dal prossimo post ci vediamo nel nuovo blog, che avrà una grafica molto semplice ma simile a quella del sito.

Non cambieranno gli argomenti e la volontà di scrivere contenuti di qualità.

Spero continuerete a seguirmi. Quanto a me, cercherò di tornare al mio calendario editoriale e di seguirlo davvero, dopo questi mesi un po' caotici.

Ci vediamo di là!

25 settembre 2013

Cambio di rotta

'Helm' photo (c) 2011, Sam Howzit - license: http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/
Da molto tempo sono assente e me ne scuso.
In questa estate ho lavorato molto e studiato molto.
Alla fine sono andata in “burn-out”, nel senso che il mio cervello rifiutava di collaborare.

Risultato? il nulla.
Non riuscivo a leggere nulla di serio e impegnativo e tanto meno riuscivo a scrivere due parole di senso compiuto. È come se il cervello si fosse spento e avesse cancellato tutte le informazioni che conteneva, la creatività, la capacità di cogliere informazioni e sensazioni.
Ho quindi preferito starmene zitta, far riposare il mio compagno di lavoro qualche giorno e stare a sentire cosa aveva da dirmi.
Subito si sono presentate idee e opportunità sotto forma di articoli, libri, post di blog, chiacchierate e così via. Quello che ha dato il “la” è stato un articolo di Gianrico Carofiglio su una rivista mensile femminile, in cui si discuteva della capacità di cogliere il meglio dalle situazioni. L’articolo parla di una situazione completamente diversa, ma ha fatto scattare il campanello.

E come per magia ho trovato una marea di informazioni che mi aiutavano a prendere la decisione giusta.
Ho riflettuto.
Ho capito che ho studiato tanto, preso attestati e appunti, letto libri su libri, sempre con l’intento di migliorare le mie conoscenze, di arrivare a soddisfare le esigenze dei clienti.
Ma tutto questo a che mi serve se i clienti non lo sanno? O, peggio, se non sanno chi sono, che esisto?
Oltretutto lo scorso anno e parte di questo li ho dedicati a varie attività e impegni correlati, ma ho capito che non si può fare tutto, soprattutto non lo si può fare bene. Il tempo è quello che è, quindi è stato necessario scegliere.

Finalmente ho le idee chiare, dopo un mese passato tra inserimenti ad asilo e scuola, compiti e nuove esperienze scolastiche (dei miei figli), che mi hanno allontanato dal problema e quindi mi hanno aiutato a rifletterci sopra in modo migliore.

Ho scelto di dedicarmi alle attività che mi danno maggiori riscontri in termini economici e di soddisfazione e lasciare indietro necessariamente le altre.
Ho scelto di dedicare tempo ed energie per dire ai clienti sparsi nel mondo Io ci sono, sono qui, questi sono i miei servizi che possono aiutarti.
In termini di ottimizzazione, sono costretta a lasciare in un angolo (spero temporaneamente) il blog MammaScienziata e le attività ad esso correlate in scuole e baby-parking. Inoltre, questo blog a brevissimo si sposterà, diventando appendice del mio sito BarraTraduzioni e cambiando quindi nome.

Questi cambiamenti per me significano poter offrire contenuti migliori e più frequenti, facilitando la gestione di tutto “l’apparato”.
Senza sapere che altre colleghe stavano pensando, proprio in questi giorni, alla collezione autunno-inverno in termini professionali, ho deciso anche io di cambiare rotta.

Ho deciso di dedicarmi maggiormente a “fare rete”, a conoscere persone e a parlare con loro, a collaborare con colleghi e professionisti di altri settori.

Sono pronta a iniziare l’avventura, spero continuerete a seguirmi.

5 agosto 2013

Novità nei siti web

Un breve post per aggiornarvi sulle novità relative ai miei siti web.

www.barratraduzioni.it

Finalmente è online la versione in francese del sito. La-voilà...



www.sbchem.it

Il sito contiene un aggiornamento dei servizi offerti sulla base dei corsi seguiti di recente e la possibilità di scaricare l'elenco dei servizi da tenere come promemoria.
Ci sono aggiornamenti e precisazioni qui e là, per rendere più chiari i contenuti del sito.



22 luglio 2013

Sei cose che ho imparato dal lavoro (freelance)

Proprio in questi giorni, ormai 10 anni fa, discutevo la mia tesi di laurea e mi guadagnavo il sudato documento che mi avrebbe spalancato le porte del mondo lavorativo. O almeno, così pensavo fiduciosa, a 24 anni, una laurea in tasca e già stavo facendo uno stage.

Sempre in questo periodo, 5 anni fa, decidevo di dire addio al lavoro dipendente e mi buttavo nel fantastico mondo dei freelance!




In questi anni, soprattutto in quelli da freelance, in cui il lavoro te lo devi andare a cercare quotidianamente, ho capito alcune cose del lavoro e sul lavoro. Negli USA vanno molto di moda le liste: 10 motivi per..., 5 modi per..., 7 cose che...

Eccovi la mia lista a 6 punti:
1. Non aspettare che il lavoro mi arrivi a casa
Questa è la prima dura regola che ho imparato da quando sono freelance, ma anche una delle più entusiasmanti. Subito dopo la laurea ho cominciato a mandare decine, centinaia di CV, consapevole del fatto che se non mi facevo notare nessuno sapeva della mia esistenza. Da allora continuo, anche se oggi lo spirito e il metodo sono diversi.
Il succo del discorso è che bisogna farsi notare, fare marketing di se stessi, essere proattivi e presenti ovunque.
Diciamo sempre la nostra professione, sia che siamo ad un evento professionale o in coda dal medico.
Teniamoci aggiornati sugli argomenti salienti, teniamo le antenne dritte, proponiamoci senza vergogna.

Se i potenziali clienti non sanno chi sei, come fanno a chiamarti?

2. Non essere modesta
Una volta mi vergognavo ad andare bene a scuola, non volevo passare per la secchiona di turno.
Adesso sono ben conscia di quanto valgo (Perché io valgo!) e non è giusto cercare di nasconderlo. Se ho studiato per anni, frequentato corsi, fatto esperienza, lavorato e sudato, perché nasconderlo?

3. Non farsi sottovalutare
Questo aspetto va di pari passo con il precedente.
Forse ad un avvocato o a un medico il potenziale cliente chiede riscontri su laurea, specializzazioni, casi risolti/diagnosi azzeccate?
Allora perché devo fornire referenze, dare prova di quello che so fare? Se lavoro da 10 anni e ho molti clienti soddisfatti questo deve bastare. Se non ti fidi, vai pure da un altro. Non devo di sicuro giustificare la mia parcella, le mie competenze, il mio modo di lavorare.

E di conseguenza devo farmi pagare il giusto.
Come ha detto Barbara Damiano al MomClass di maggio: "se lavori gratis, allora vali gratis".
Se il cliente vuole un lavoro gratis o quasi, si rivolga altrove.
Gli anni spesi a studiare e imparare non devono essere a fondo perduto, ma un investimento per il futuro. Prima o poi devo rientrare dell'investimento fatto.

4. Non aspettare che gli altri si ricordino di pagarmi
Il cliente medio ti tempesterà di telefonate/e-mail finché non gli hai consegnato il lavoro (anche se stai rispettando le scadenze), ma misteriosamente si dimenticherà di te una volta ricevuta la fattura.
Fortunatamente non tutti sono così, ma spesso è bene fare un piccolo promemoria al cliente. Non dico di insultarlo perché il pagamento era a 30 giorni e il 31esimo non ho ancora i soldi in banca. A volte ci sono ritardi dovuti alla burocrazia della banca. Però nemmeno aspettare che si ricordi il cliente.
Dopo qualche giorno dalla scadenza, sollecitare gentilmente il pagamento.  

Se non funziona, passare alle maniere forti.

5. Non essere troppo disponibili
I clienti, in questo periodo di crisi soprattutto, vanno catturati e coccolati. Bisogna essere disponibili e flessibili.
Ma se il cliente ti telefona alle 20 mentre stai cenando, o ti manda una mail urgente il venerdì a mezzanotte per un lavoro che gli serve per lunedì alle 8, a meno che tu non sia un medico del pronto soccorso o il responsabile della sicurezza di una centrale nucleare, non rispondere.
Se hai bisogno del tuo avvocato e lo chiami il sabato sera, per caso ti risponde? E se non ti risponde lo cambi?
Se siamo troppo disponibili, diamo l'idea di essere poco professionali, di non ritenere importante la nostra vita professionale e quella privata, di avere poco lavoro.
Alla fine il cliente ci cerca "perché tanto quello dice sempre sì in qualsiasi momento", non perché siamo professionali e facciamo bene il nostro lavoro.

No al professionista zerbino!

6. Fare rete
Ne sono sempre più convinta, pur essendo una persona solitaria e poco socievole. Più gente si conosce meglio è. Amici, parenti, conoscenti, amici degli amici, vicini dei colleghi, ecc. tutti possono diventare nostri clienti.  

Ed è bello fare rete anche tra professionisti, invece di farsi le scarpe e rubarsi il lavoro a vicenda.


E voi, cosa avete capito dal lavoro?

16 luglio 2013

1000:1

E' vero, noi chimici siamo fissati con le diluizioni.


'Transparent chemistry glass tubes filled with substances' photo (c) 2008, Horia Varlan - license: http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/

Il titolo di questo post però non fa riferimento a pratiche di laboratorio.

Poiché da due giorni sto con le mani in mano (e non potresti riposarti dopo due mesi tremendi? mi dice una vocina lontana) ho deciso di inviare un po' di curriculum e mail promozionali.

Sono passati dieci anni ormai (esatti esatti dal tanto agognato pezzo di carta cum laude appeso nonmiricordodove), ma la proporzione tra CV inviati e risposte ricevute è sempre la stessa:

1000 (cv inviati) : 1 (risposta)

Ah, e non sempre la risposta è positiva...

Meditate gente, meditate

2 aprile 2013

Il dubbio del professionista

Ho da poco inviato l'ennesimo preventivo per una richiesta di traduzioni nel settore della chimica (schede di sicurezza per la precisione).
 Un preventivo dettagliato, con una presentazione di chi sono, delle mie capacità, del perché scegliere proprio me e non un altro.
Non ci sono molti altri chimici che traducano da inglese a italiano, ma hanno scelto qualcun altro, per l'ennesima volta.

Il dubbio sorge spontaneo:
-    cercano il traduttore più economico?

- forse ci sono traduttori con le mie caratteristiche, ma molto più capaci di me? (Molto probabile)

- sono io che non lascio emergere appieno le mie capacità e caratteristiche (Leggi: non mi so vendere)?

Il mio sospetto è che la risposta più giusta sia la prima, non per presunzione, ma perché leggendo certe traduzioni che circolano in giro noto che il basso costo viene spesso privilegiato a scapito della qualità.

Ma se invece il problema fossi io e la mia mancanza di autopromozione? Suggerimenti? Informazioni?

Ne va della mia autostima (già non troppo elevata)...

Grazie...

26 marzo 2013

Curriculum vitae: errori ed orrori




Mi capita spesso di ricevere curriculum da parte di colleghi o studenti che si propongono come collaboratori.

Generalmente cerco di rispondere a tutti, cortesemente e in tempi brevi, anche se con una frase negativa, nel caso in cui non sia in grado di offrire una collaborazione, memore di quando mi trovavo io dall'altra parte della barricata.

Spesso però questi CV sono o contengono errori ed orrori che farebbero scappare a gambe levate anche il più navigato dei selezionatori di personale.
Ormai si trova moltissimo sul web su come scrivere un CV, una presentazione, eppure a volte gli orrori derivano esclusivamente dalla mancanza di buon senso.

Ecco un paio di consigli, non per scrivere un CV vincente (se sapessi questi consigli probabilmente sarei top manager di qualche multinazionale multimiliardaria), ma per scrivere un CV che venga almeno letto fino in fondo e non cestinato appena aperto.

- Grammatica e ortografia: lo ripetono tutti i siti che danno consigli di questo genere. Inoltre dovrebbe essere una cosa naturale che un diplomato/laureato sia in grado di scrivere un CV corretto dal punto di vista formale e grammaticale. Eppure spesso, molto spesso, gli errori di ortografia, di spelling, di grammatica spuntano come funghi.
La prima impressione che chi legge ha è di una persona poco attenta e svogliata (non ha nemmeno riletto quello che ha scritto), più che di persona ignorante (beh, dipende dagli errori...).

Chi darebbe lavoro a una persona che non ha la voglia/la pazienza di rileggere una paginetta scritta in word?

- Lunghezza: OK, la lunghezza dipende dalle esperienze lavorative e dal percorso di ciascuno, però trovarsi davanti un mini romanzo sulla vita di qualcun altro non invoglia alla lettura.
Certo, se si usa il formato europeo (richiesto da tanti), anche il mio CV diventa un capitolo di Guerra e Pace. Allora perché, potendo, non utilizzare un formato personalizzato, in cui si riportano le informazioni essenziali, ma importanti?
Meglio un CV breve e contenente i tratti salienti della vostra formazione e delle capacità, invece che un elenco noiosissimo di mansioni per lo più irrilevanti per l'occupazione che andate cercando.
Avete svolto numerosi lavoretti di vario tipo invece che starvene con le mani in mano? Benissimo! Giustissimo farlo vedere, si dimostra di essere persone che si adattano, sono attive e cercano di migliorarsi. Se i lavoretti non sono pertinenti al lavoro che si sta cercando, meglio raggrupparli in una frase del tipo "Negli anni dell'università ho affiancato agli studi una serie di lavori temporanei nel settore della ristorazione/grande distribuzione/ecc."

- Centrare il target. Si dice che ogni CV dovrebbe essere personalizzato per l'azienda/il tipo di lavoro/la posizione a cui è indirizzato. Parliamoci chiaro, nessuno ha tempo di preparare centinaia di CV diversi (perché al giorno d'oggi bisogna mandarne centinaia per avere qualche chance, parlo per esperienza personale). Va bene allora un modello "per tutte le occasioni", da modificare eventualmente per casi particolari. Se vi candidate per una posizione da traduttore in house, il CV che invierete a tutte le agenzie scelte potrà essere lo stesso.
Meglio sarà personalizzare, almeno un minimo, la lettera/e-mail di accompagnamento. In questo modo darete l'impressione di una persona interessata all'azienda alla quale si rivolge, che ha avuto la voglia e l'interesse di visitare il sito web, di capire a chi inviare il CV e così via.

Vietate le lettere di presentazione di massa e le e-mail di massa! Il vostro CV viene automaticamente cestinato nel 99,99% dei casi.

Nel target c'entra anche la lingua del CV. Se inviate un CV ad un'azienda tedesca, o scrivete il vostro CV in tedesco, o al massimo in inglese, che è usato praticamente ovunque. Ma se vi rivolgete a un italiano, non inviategli un CV in tedesco o in francese. Mi è successo. Una persona italiana, dopo che ho fatto presente che non lavoro con il tedesco, mi ha inviato un CV in tedesco. In italiano o in inglese no?
Anche questo è indice di attenzione nei confronti dell'interlocutore.

Consiglio en passant: se scrivete CV in lingue diverse dalla vostra, sarebbe meglio far controllare il testo da un madrelingua, per evitare errori e brutte figure.

Altra cosa. Va bene fornire prove delle proprie capacità al futuro (si spera) datore di lavoro. Non va bene inondargli la casella di copie di attestati, lettere di referenze e così via. Meglio un elenco dei corsi seguiti, dei diplomi conseguiti: un documento singolo che racchiuda tutte le informazioni, anche separato dal curriculum vero e proprio. Se interessato, al limite il selezionatore richiederà in seguito prove fisiche di ciò che affermate.

Per finire, last but not least: non raccontate bugie! Se avete 20 anni, siete appena diplomati e cercate un lavoro, non ci crede nessuno che siete già stati a capo di un team di colleghi e adesso, pur essendo così bravi, siete alla ricerca di un lavoro. Allo stesso modo, se avete finito l'università un mese fa, per quanto bravi possiate essere, è quasi impossibile che sappiate già tradurre perfettamente in 10 campi di specializzazione.

Davanti ad affermazioni del genere, le mie reazioni sono due: o mi metto a ridere, oppure (specie se la notte ho dormito male) mi innervosisco e rispondo per le rime. Ma si sa, ho un brutto carattere...

Avete altri consigli per sperare di non farsi cestinare il CV?
Qui ne trovate alcuni.

31 gennaio 2013

Nuovo look e nuovi contenuti per SbChem

Con il nuovo anno è arrivato anche un nuovo sito SbChem.

Grazie a quanto ho imparato su internet, scrittura efficace, marketing e SEO in questi mesi, ho interamente rinnovato il contenuto del sito.
Nuovo testo, pagine in più che raccontano le mie nuove avventure di comunicazione ambientale e divulgazione scientifica, nuove foto.
Un nuovo layout del testo che lo rende più leggibile, più facilmente "scansionabile" dal lettore.

Spero, anche, più accattivante.

Ho fatto tesoro dei preziosissimi consigli della collega Alessandra Martelli (nel webinar che ha tenuto per ProZ su come creare brochure e siti web) per sperare di attirare sempre più visitatori e allargare il campo di contatti e clienti.

E poi la storia dello scrivere efficace mi piace un sacco!

Volete cimentarvi anche voi?
Ecco qualche libro e blog che potete leggere:

Marketing low cost - di Cristina Mariani - Ed. Franco Angeli

Il mestiere di scrivere - di Luisa Carrada - Ed.Apogeo

Lavoro, dunque scrivo - di Luisa Carrada - Ed. Zanichelli

Manuale di buon senso in rete ed. 2013 - di Alessandra Farabegoli

http://retelab.it/

http://blog.mestierediscrivere.com/

http://marketinglowcost.typepad.com/blog/

http://liberononprofessionista.blogspot.it/

http://www.mtmtranslations.com/english-blog.html

13 novembre 2012

Un'azienda che ha cura dei suoi clienti



'Frutta e verdura' photo (c) 2007, paPisc - license: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/
Qualche settimana fa ho acquistato una confezione di insalata in busta di una nota marca.
L'insalata aveva un bell'aspetto, la data di scadenza era ancora lontana e la volevo consumare il giorno stesso.
Arrivata a casa, però, quando ho aperto la confezione c'era un forte odore di muffa e anche l'insalata aveva un gusto analogo. Ovviamente non ho consumato il prodotto, poi sono andata sul sito del produttore e ho visto che hanno una pagina per i reclami.
Avendo lavorato nel settore qualità, in particolare nella gestione dei reclami, so bene quanto a volte i reclami siano importanti per determinare alcuni errori in fase produttiva. Ho sporto reclamo non tanto per lamentarmi, quanto per dare loro un'indicazione che nel loro processo produttivo poteva esserci un problema.
Allora ho compilato il modulo, indicando quante più informazioni possibile (ricordo ancora il tempo perso a cercare i riferimenti per reclami che non riportavano le informazioni su lotto, data, ecc.):  lotto, data di acquisto, luogo di acquisto, data di scadenza, oltre ovviamente al nome del prodotto e al peso della confezione. Devo dire che il modello reclami del produttore aiutava già in questo senso.

Dopo un paio di giorni mi è arrivata la mail della persona incaricata che diceva che erano in corso le indagini per individuare il motivo del problema.
Ho pensato che fosse la prassi, poi a dire il vero mi sono quasi dimenticata della cosa.
La settimana scorsa invece ho ricevuto una lettera del produttore che mi ringraziava per la segnalazione del problema, nella quale erano riportate le scuse e anche una spiegazione del possibile motivo dell'odore di muffa.

Vero, non ci vuole molto a inviare una lettera, probabilmente preimpostata.
Il solo fatto però che l'azienda l'abbia pensato e fatto mi dice già che ha a cuore i propri clienti. Ho sporto altri reclami in passato e questi sono stati ignorati o liquidati con un "ti mandiamo un altro prodotto in cambio" (peraltro mai arrivato).
Il fatto che una persona abbia impiegato parte del suo prezioso tempo per rispondere ad un consumatore, vuol dire che l'azienda capisce che un reclamo può essere costruttivo e che il cliente - soprattutto di questi tempi - è un bene prezioso.
Vuol dire anche che l'azienda ha un sistema qualità (non so se sia certificato o meno) che funziona, tanto più che la norma ISO 9001 (sui sistemi di gestione per la qualità) richiede che venga data effettiva risposta ai reclami e che questi vengano analizzati per trovare una soluzione.

Sicuramente comprerò ancora prodotti di questa azienda, nonostante lo spiacevole incidente.

25 settembre 2012

Marketing: seminari per traduttori

Vi segnalo con grande piacere una serie di seminari sul marketing per traduttori tenuti da Alessandra Martelli, collega molto competente in materia e anche molto simpatica.

I seminari si terranno online e avranno una durata di circa 60 minuti l'uno.
Stando comodamente alla nostra scrivania, possiamo imparare strategie per promuovere la nostra attività di traduttori, scrivere un CV efficace, creare una brochure accattivante, gestire il nostro tempo, ma anche i rischi a cui un freelancer può andare incontro.

Trovate tutte le informazioni sul sito dell'autrice:
http://www.mtmtranslations.com/2/post/2012/09/marketing-e-strumenti-per-traduttori-freelance-presentazione-del-corso.html

21 settembre 2012

Ancora sui clienti: appunti sparsi

Come avrete capito, quello dei rapporti con i clienti è un tema che mi interessa molto.
Primo, ovviamente, perché è grazie a loro che lavoro. Al di là di questo, tuttavia, scopro che c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare, perché ogni cliente è diverso dagli altri, perché possono sorgere dei problemi da risolvere, perché anche io non sono sempre uguale a me stessa.
Le riflessioni che seguono derivano da alcuni fatti accaduti in questi giorni e penso che possano avere un valore generale, essere adatti a tutti.

Gentilezza e cortesia, please.
Se anche siete arrabbiati, se il cliente è indisponente, se siete stressati per le richieste continue, ricordatevi di mantenere SEMPRE un atteggiamento gentile e cortese nei confronti di tutti i clienti.

Alcune strategie che al cliente fanno piacere:
Adottare un tono che corrisponda a quello del cliente: se il cliente è molto formale, siatelo anche voi. Se il cliente è un tipo taciturno, non inondatelo di parole. Chi ha clienti stranieri si sarà accorto che, ad esempio, gli americani sono molto informali e diretti. Gli inglesi, più formali ed educati. Adattarsi all'indole e alla cultura del cliente può essere una strategia semplice da adottare e che ripaga.
Se il cliente è straniero, comunicare nella lingua con cui lui comunica con voi: se, pur essendo spagnolo, ad esempio, vi parla in inglese, rispondete in inglese, non in spagnolo, anche se conoscete la lingua.
Altra cosa, se dimostrate di ricordarvi del cliente e delle sue necessità anche a distanza di molto tempo, ne sarà lusingato. Fa piacere a tutti sentirsi dire "certo, mi ricordo di lei, dica pure". Se temete di avere la memoria corta, annotatevi i dati del cliente, i lavori che avete svolto per lui, le sue richieste/fisse/necessità. Basta un quaderno, o un foglio di lavoro excel. In questo modo riuscite a inquadrare la persona più rapidamente e a far sentire il vostro cliente importante (e magari anche più ben disposto).

Onestà prima di tutto. 
Siamo persone, è possibile che sbagliamo. Nessuno è infallibile. L'importante è riconoscere i nostri errori di fronte al cliente ed essere disponibili a correggerli.
Qualche giorno fa ho inviato un preventivo a un cliente esageratamente alto. Il cliente l'ha accettato, però c'era qualcosa che non tornava nemmeno a me. Dopo alcune indagini ho scoperto un problema nel modo di contare le parole per un documento da tradurre. Dopo averlo risolto, la cifra che il cliente avrebbe dovuto pagare era molto molto inferiore.
Che fare?
In fin dei conti il cliente aveva accettato il preventivo, avrei potuto fare finta di nulla. Il cliente però non è uno stupido. Se anche a lui il conto "puzza", farà le sue indagini separatamente.
Gli ho spiegato in tutta onestà che avevo sbagliato a fare i conti e gli ho proposto uno sconto ulteriore sul lavoro per rimediare all'errore. Non c'è bisogno di dire che il cliente ha apprezzato il mio atteggiamento.

Rispettare le scadenze.
Alcuni mesi fa, in una riunione, un cliente ha ripetuto più volte che le caratteristiche fondamentali per un rapporto duraturo con lui erano tre "Deadline, deadline and deadline", ovvero "rispetto della scadenza, rispetto della scadenza e rispetto della scadenza". Perché? Non è più importante che un lavoro sia fatto bene?
Sì.
Pensate però a quando aspettate un servizio, un prodotto. Se lo avete richiesto è perché ne avete bisogno, no? Cosa succede se quello che vi serve arriva troppo tardi? Cosa pensate del fornitore (chiunque esso sia)?
Soprattutto oggi, che il mondo del lavoro è frenetico e in cui tutte le scadenze sono "per ieri", un ritardo anche piccolo può provocare problemi enormi al cliente. Senza contare che chi rispetta le scadenze dimostra di essere in grado di organizzarsi, di gestire il proprio lavoro e di considerare il cliente degno di essere rispettato.

Avete altro da aggiungere a proposito? Quali sono le vostre esperienze?